Elettrodotto, quell’opera non si deve fare

Il tribunale mantiene il divieto ai lavori e ferma Rfi. Soddisfatti i residenti che da anni s’oppongono
AVEZZANO. Erano stati trascinati in tribunale in 150 da Rfi dopo essersi opposti alla realizzazione dell’elettrodotto nella zona nord della città. Rete ferroviaria italiana aveva chiesto l’annullamento di un’ordinanza che aveva bloccato l’opera. Il giudice, invece, ha respinto l’istanza e quindi l’elettrodotto non potrà essere realizzato. Soddisfatti i numerosi residenti della zona della stazione ferroviaria e di Scalzagallo che vedono sfumare, probabilmente definitivamente, il progetto che avrebbe arrecato, a loro dire, un danno economico, sociale e di salute. Il 18 giugno 2010 il tribunale di Avezzano aveva emesso una sentenza e alla fine del lungo iter giudiziario i residenti avevano avuto la meglio e l’opera era stata bloccata. Ma c’era stato un ricorso in Cassazione. Ricorso che si era estinto perché non era stato riassunto nei termini previsti dalla legge. Era rimasta però l’ordinanza di divieto di portare avanti l’opera. Alla luce della situazione di stallo, Rfi aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza del divieto di realizzare la linea elettrica. Aveva così avviato una causa autonoma per chiedere al giudice di dichiarare non più efficace quell’ordinanza dopo l’estinzione del giudizio in Cassazione. Le Ferrovie sostenevano che quell’ordinanza non era più efficace. Il giudice ha dichiarato inammissibile la causa. Nella sentenza di primo grado, il tribunale aveva stabilito che l’elettrodotto era potenzialmente pericoloso per la salute dei residenti e per questo motivo andava interrato. Il tribunale aveva ordinato a Rfi, in applicazione del principio di precauzione, l’interruzione dei lavori e l’interramento dell’elettrodotto entro un anno, in quanto «lesivo del diritto alla salute». Secondo il tribunale, «il principio di precauzione è inserito, con le modifiche apportate al trattato di Maastricht, fra quelli fondamentali della politica comunitaria in materia ambientale. Un principio richiamato e fatto proprio nella legislazione nazionale dal Codice dell’ambiente». Un aspetto importantissimo della sentenza riguardava poi la pericolosità delle emissioni sugli esseri umani. Secondo i giudici di Avezzano «è un fatto notorio che i campi elettromagnetici sono stati inseriti tra gli agenti qualificati come possibili cancerogeni per l’uomo».
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