Elettrosmog, 37 antenne nella città senza controlli

Di Bastiano (Centro del consumatore): «Serve un catasto dei monitoraggi» Nel 2016 studio annunciato e dimenticato. Il caso Paterno fa riesplodere proteste
AVEZZANO. Gli impianti della telefonia proliferano senza regole, mentre i politici si azzuffano a ogni nuova installazione, per poi lasciar finire tutto nel dimenticatoio. Eppure la mappa dell’Arta (pubblicata nell’autunno 2017 dal Centro) è chiara: ad Avezzano ci sono 26 impianti (27 con quello contestato, in arrivo nella frazione di Paterno), mentre le sorgenti di campi elettromagnetici ammontano a 37: quasi una ogni 1.100 abitanti. Un quadro parziale che si completa – dati dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale – con i ripetitori di monte Cimarani, sul Salviano, e con l’elettrodotto delle ferrovie che attraversa buona parte della zona nord della città. Impianti regolarmente autorizzati, ma mai monitorati. Un far west che evidenzia la necessità di fare chiarezza una volta per tutte, a tutela della salute pubblica.
«Esistono già regolamenti e norme comunali per ordinare l’installazione delle antenne per la telefonia mobile ad Avezzano», sottolinea Augusto Di Bastiano, responsabile del Centro giuridico del consumatore, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti, «i responsabili dell’attuazione sono in primis gli amministratori e il Comune di Avezzano non è dotato di un piano con cartografia, che individui le aree nelle quali è possibile istallare le antenne, un piano delle localizzazioni degli impianti di esistenti suddivisi per gestore; un catasto degli impianti esistenti corredato da una scheda che ne riporta la localizzazione cartografica, ne descrive le caratteristiche e ne contiene i monitoraggi e i controlli effettuati. Se l’amministrazione comunale li ha prodotti, li renda noti».
Per il responsabile del Centro giuridico del consumatore, quindi, tocca alla politica, in questo caso al sindaco Gabriele De Angelis e agli assessori Chiara Colucci (Urbanistica) e Rocco Di Micco, (Sportello unico attività produttive), stabilire la rotta sulla base degli atti già esistenti.
«Quegli atti che dovrebbero essere ben noti ai funzionari e ai dirigenti del Comune», riprende Di Bastiano, «così come agli amministratori del passato e del presente, i quali hanno la possibilità di modificare le vecchia scelte se non le condividono. La trasparenza amministrativa paga sempre: invito il segretario comunale, gli assessori, il dirigente del Suap e il dirigente del settore urbanistica a rendere noti gli atti comunali che stanno utilizzando per le autorizzazioni e che determinano disagio alla collettività».
Per Di Bastiano, quindi, è tempo di passare dalle solite beghe della politica a un esame delle carte esistenti per decidere quale strada seguire per mettere fine a uno stillicidio che non porta a nulla mentre le antenne proliferano. A marzo 2016 la giunta Di Pangrazio, su proposta dell’allora assessore all’Ambiente, Roberto Verdecchia, approvò una delibera mirata a verificare l’impatto delle antenne sul territorio e sui cittadini. La verifica doveva scongiurare il superamento dei limiti di esposizione stabiliti dal decreto legislativo 259 del 2003 di 6 W/m. Ma quella decisione politica della vecchia amministrazione non ha sortito gli effetti sperati: dello studio non c’è traccia. In città, però, si vedono sempre più tracce di antenne. Per questo il Centro giuridico del cittadino sollecita interventi: mettere insieme tutti i pezzi e fissare, una volta per tutte, le regole del gioco, visto che stiamo parlando di salute pubblica.
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