Eligi (5 Stelle): «Di cattivo gusto celebrare il tiranno D’Angiò»

SCURCOLA MARSICANA. Si accende la polemica sulle celebrazioni dedicate a Carlo D’Angiò e alla ricorrenza dei 750 anni della storica battaglia di Tagliacozzo, citata nella Divina commedia (“...e la...
SCURCOLA MARSICANA. Si accende la polemica sulle celebrazioni dedicate a Carlo D’Angiò e alla ricorrenza dei 750 anni della storica battaglia di Tagliacozzo, citata nella Divina commedia (“...e la da Tagliacozzo, ove senz’armi vinse il vecchio Alardo...”). A incendiare la discussione nel giorno del corteo storico di Scurcola è il consigliere dei 5 Stelle, Francesco Eligi, che accusa gli amministratori comunali «firmatari della celebrazione» e il Centro studi D’Angiò di Scurcola Marsicana. Sono numerose le iniziative in corso che riguardano l’evento bellico citato anche da Dante Alighieri e che segnò le sorti dell’Italia. Tra queste anche una lettera consegnata da Gianni Letta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su istanza del sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, per una visita in Marsica che dovrebbe avvenire nei prossimi mesi. Ci sono però anche altre iniziative, come il Premio d’Angiò, promosso da anni a Scurcola visto che la battaglia avvenne nei pressi negli attuali Piani Palentini. In sostanza, Eligi sottolinea le negatività della figura di Carlo D’Angio e a tal proposito chiede «una lettura più attenta degli avvenimenti storici». «A nulla sono serviti negli anni», afferma, «gli sforzi e gli appelli, come quello comparso sul Centro del 27 luglio 2014 dello storico Antonio Rosini, che cercavano di sensibilizzare gli organizzatori e gli amministratori a dare una lettura diversa all’evento. Rosini paragonò il Premio a un reparto ospedaliero pediatrico intitolato a Erode». Secondo Eligi, «la citazione che Dante fa è tutt’altro che meritoria, relegando lo stesso nell’Inferno, proprio a causa dell’ignobile inganno ideato da Alardo di Valéry ai danni di Corradino di Svevia». Un gesto considerato vile e oltraggioso dei codici cavallereschi dell’epoca, nonché per le atrocità commesse sul campo. D’Angiò fece giustiziare molti prigionieri, per altri ne dispose la mutilazione degli arti e fece ardere vivi gli abitanti delle case vicine per eliminare ogni testimonianza degli orrori commessi. «Forse la Sindrome di Stoccolma che imperversa tra i gli amministratori locali», conclude Eligi, «è da ricondurre alla mancanza di curiosità per gli accadimenti e all’oblio di essi. Commemorare una battaglia è già di per sé cosa da soppesare con attenzione, ma che si potesse arrivare a scomodare la più alta carica dello Stato per impreziosire la data che ricorda la vittoria di una forza di occupazione e la tirannide, ha un non so che di cattivo gusto». (p.g.)
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