Emendamenti sisma, Ance protesta
Il presidente Cicchetti: «I provvedimenti bocciati vanno recuperati»
L’AQUILA. Tutti bocciati gli emendamenti presentati dall’Ance al parlamento sulla ricostruzione pubblica. Ora, i costruttori chiedono al governo di rimediare e inserire i provvedimenti nella discussione, in Senato, del decreto Genova o, alla peggio, nella legge di Stabilità. Misure che avrebbero consentito di abbreviare la filiera della ricostruzione pubblica di almeno 6-7 mesi. Un comparto completamente ingessato, che rischia di creare “enormi buchi” nei quartieri in rinascita e che sta avendo ripercussioni pesantissime sull’economia locale: calo degli occupati, diminuzione delle imprese, ditte edili che annaspano.
Ad alzare la voce è il presidente dell’Associazione costruttori della provincia dell’Aquila, Adolfo Cicchetti, che ha preso in mano un percorso avviato nel 2017, che punta a far partire e velocizzare i cantieri pubblici, in buona parte fermi al 6 aprile 2009.
«Provvedimenti importanti tesi ad accelerare la ricostruzione pubblica nel cratere 2009», spiega Cicchetti, «che non sono stati presi in considerazione in sede di Commissione, alla Camera».
Il punto focale è l’emendamento che chiede l’istituzione di una Conferenza permanente, tra tutti gli enti coinvolti nelle gare d'appalto, per velocizzare le procedure autorizzative. Una soluzione semplice, a costo zero, «che porterebbe a uno sblocco immediato dei cantieri pubblici, con benefìci economici per le imprese edili e l’occupazione», spiega Cicchetti. «Riceviamo continue sollecitazioni da parte delle ditte che lavorano alla ricostruzione: tutto l’indotto che ruota intorno alla macchina della ricostruzione sta subendo una contrazione notevole, non solo l’edilizia».
Il richiamo dell’Ance al governo è perentorio: inserire gli emendamenti respinti nella discussione in Senato o nella legge di Stabilità.
«Se ciò non avverrà», incalza Cicchetti, «saremo costretti a cambiare atteggiamento e strategia, per farci ascoltare. Non vorremmo che questi segnali fossero il preludio di una fatale sottovalutazione, da parte del governo, del disagio del nostro territorio».
Cicchetti elenca una serie di partite rimaste in sospeso: il mandato, scaduto, della sottosegretaria Paola De Micheli, che aveva la delega alla ricostruzione del sisma dell’Aquila; l’Usrc, affidato in via temporanea a Raniero Fabrizi, già titolare dell’Usra; la Struttura tecnica di missione, il cui titolare, Giampiero Marchesi, opera in regime di prorogatio, con un mandato in scadenza. Accanto alla necessità «di mettere mano alla governance della ricostruzione», il presidente dell’Ance affila i numeri che fotografano la crisi del settore: oltre 90 imprese perse in un anno e mille operai in meno. «Temiamo», conclude Cicchetti, «che il sisma 2009 finisca in fondo all’agenda del governo».(m.p.)
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