Enti camerali, tutte le incognite della riforma
In Abruzzo si sta lavorando per mantenerne almeno due Uno per Chieti e Pescara, l’altro per Teramo e L’Aquila
L’AQUILA. Si va verso la formazione di un’unica Camera di commercio regionale in Abruzzo. Questa l’indicazione emersa nel decreto, licenziato dal Consiglio dei ministri, che riorganizza l’intera rete del sistema camerale. Un passaggio complesso, nella forma e nella sostanza, che avrà ripercussioni anche sul piano occupazionale. E che rischia di creare non pochi problemi di prospettive future anche al Cresa, al Centro estero, al Centro interno e alle due Aziende speciali dell’Aquila e di Chieti.
Mentre Pescara e Chieti hanno raggiunto l’accordo sulla fusione delle Camere di commercio, L’Aquila e Teramo sono in alto mare, con i rispettivi presidenti, Lorenzo Santilli e Giandomenico Di Sante, che fanno fatica a trovare un punto di intesa. Il percorso di fusione tra le due Camere, propedeutico alla possibile formazione di un solo ente regionale, è pieno di ostacoli. Ma veniamo alla riforma. Entro sei mesi dovrà avvenire l’accorpamento delle Camere di commercio con meno di 75mila imprese iscritte. L’Aquila e Teramo, insieme, superano di poco questa soglia, mentre Pescara e Chieti hanno circa 85mila associate. Previsti, inoltre, il taglio del 50 per cento del diritto camerale, la riduzione del 30 per cento del numero dei consiglieri, la gratuità di tutti gli incarichi, compresa la presidenza e la giunta, con la sola eccezione del collegio dei revisori dei conti. E ancora, accorpamento di tutte le Aziende speciali e valutazione dell’operato delle Camere di commercio da parte di un Comitato indipendente di esperti. «In Abruzzo è in atto da tempo il processo di unificazione delle Aziende speciali», spiega Roberto Di Vincenzo, presidente del Cresa e vicepresidente di Uniocamere regionale. «La riforma darà senza dubbio un’accelerazione a questo progetto. L’obiettivo è mantenere i livelli occupazionali allargando il raggio di azione e le competenze del Cresa e delle Aziende speciali, lavorando sui fondi europei e dando valore alla capacità di produrre conoscenza. In particolare per il Cresa, come strumento operativo di analisi e raccolta dati a servizio di tutte le amministrazioni locali e delle imprese». Quanto all’accorpamento delle Camere di commercio, passaggio che pone anche un problema di esuberi da gestire, Di Vincenzo conferma che «le indicazioni del governo vanno verso la formazione di una sola Camera regionale. Certo è che la riforma», dice, «ha tra gli elementi di negatività la riduzione del 50 per cento del diritto camerale che rischia di far perdere senso al ruolo stesso delle Camere di commercio. Scemando la dimensione economica diventa difficile mantenere le funzioni precedentemente svolte sul territorio». Fin qui i passaggi tecnici. Ma è l’aspetto politico a pesare maggiormente sull’intera manovra. Santilli e Di Sante dovranno necessariamente sedersi intorno a un tavolo e trovare la quadra, anche nell’intento di mantenere, in Abruzzo, almeno due Camere di commercio: L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara. Equilibri difficili, da ricomporre in tempi brevi, per evitare che, nello scontro tra le due presidenze, a perdere sia il territorio. Una partita che si gioca su più fronti, dalle sedi operative e amministrative, alla dislocazione degli uffici e del personale. (m.p.)
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