Era aquilana la Santa uccisa nel 1900

Si tratta della missionaria suor Marianna Giuliani che, come Cesidio da Fossa, fu tra le vittime della rivolta dei Boxers in Cina
L’AQUILA. C'è anche un'altra Santa originaria dell'Aquila (oltre a San Cesidio da Fossa) tra i martiri vittime in Cina della rivolta dei Boxer nel 1900. Si tratta di Suor Maria della Pace al secolo Marianna Giuliani. Lo ha reso noto ieri il sito della diocesi dell'Aquila, guidata dal Cardinale Giuseppe Petrocchi. Marianna Giuliani nacque il 3 dicembre 1875 all'Aquila, dove il padre, impiegato comunale, si trovava temporaneamente per lavoro con tutta la famiglia. Era la primogenita di tre figli. La famiglia si trasferì poi a Bolsena. Marianna a 11 anni perse la madre e più tardi fu accolta a Roma dalle Francescane Missionarie di Maria. Il 6 giugno 1892 vestì l’abito e prese il nome di Maria della Pace. Nel 1898 fu chiamata prima a Torino, poi a Vienna e poi a Obendorf, una nuova Casa della Congregazione, nella cui cappellina emise i voti perpetui. Nello stesso anno, scelta dalla madre fondatrice, venne assegnata come assistente di madre Maria Ermellina di Gesù, superiora del gruppo delle sette Francescane Missionarie di Maria in partenza per la missione in Cina. Le suore e altri frati missionari salparono da Marsiglia il 12 marzo 1899 e arrivarono a Taiyuan, nella “Casa di San Pasquale”, il 4 maggio 1899. Nella missione, suor Maria della Pace si interessò dell’ambulatorio, dell’orfanotrofio, della sagrestia. Il 23 aprile 1900 fece il suo ingresso a Taiyuan il viceré dello Shanxi, Yu-Hsien. Era già noto per il favore dato ai membri della Società di Giustizia e di Concordia, divenuti noti in Occidente come i “Boxers”, autori di stragi contro le missioni cattoliche. Infatti, dopo due mesi dal suo arrivo, essi comparvero a Taiyuan. Cominciarono a diffondere tra il popolo varie accuse contro i cristiani: li definivano nemici della patria, avvelenatori di pozzi, seviziatori di bambini, causa della siccità e della conseguente carestia. Il 5 luglio le suore, insieme ai frati, ai seminaristi e ai domestici, furono invitate dal viceré a lasciare le loro case per un’abitazione più sicura chiamata “Albergo della pace celeste”. Era una trappola perché si trattava in realtà di un luogo di prigionia: i cattolici vennero rinchiusi in un padiglione, i protestanti in un altro. Verso le quattro del pomeriggio del 9 luglio 1900, gli uomini del viceré fecero irruzione nel padiglione dei protestanti, uccidendoli. A quel punto, l’anziano vescovo Gregorio Grassi invitò i cristiani a prepararsi alla morte e diede loro l’assoluzione. I “Boxers” condussero i cristiani al palazzo del viceré, dove vennero condannati a morte. Portati nell’ampio cortile, subirono l’esecuzione a colpi di sciabola e di arma da fuoco. Le sette Francescane Missionarie di Maria furono le ultime a essere colpite: dopo aver assistito alla carneficina, cantarono il “Te Deum” abbracciandosi. Infine, porsero il collo alle spade. Suor Maria della Pace, coi suoi venticinque anni, era la più giovane delle suore. Suor Maria e le altre religiose furono beatificate il 24 novembre 1946 da Pio XII con i loro compagni di martirio. Nel 2000, con Papa Wojtyla fu fatta santa.
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