Ergastolo ostativo, riesame per i non pentiti

La Cassazione incarica il tribunale di Sorveglianza dell’Aquila di esaminare il caso del mafioso Pezzino
L’AQUILA. È stata promossa dagli ermellini, al primo vaglio di legittimità, la riforma dell’ergastolo ostativo – uno dei primi atti del governo di Giorgia Meloni – che ha allentato i paletti che precludevano i benefici penitenziari, come la liberazione condizionale, in favore dei condannati per reati gravi ritenuti ostativi a concessioni premio, come nel caso di certi crimini di mafia o terrorismo.
I supremi giudici della Prima sezione penale, infatti, hanno deciso, contrariamente alla richiesta della difesa, ma in modo conforme alle indicazioni della Procura del Palazzaccio, di non inviare alla Consulta la nuova normativa e di incaricare i magistrati di merito, ovvero il tribunale di Sorveglianza dell’Aquila, di esaminare il caso di Salvatore Francesco Pezzino. Si tratta del detenuto 60enne di Partinico (Palermo), in carcere all’ergastolo da oltre 30 anni per omicidio aggravato dalla mafiosità e per violazione delle norme sulla detenzione di armi.
L’uomo ha scelto di non collaborare, eper questo, senza che nemmeno fossero guardate le sue carte, si è visto negare il beneficio.
Dalla Cassazione trapela che «l’annullamento è stato disposto con rinvio al tribunale di sorveglianza affinché, alla luce della nuova disciplina, valuti, con accertamenti di merito preclusi al giudice di legittimità, la sussistenza o meno dei presupposti ora richiesti dalla legge per la concessione dei benefici penitenziari ai detenuti per reati ostativi non collaboranti».
Fino a quando non si conosceranno le motivazioni del verdetto, spiega l’avvocatessa Giovanna Araniti – che ha combattuto la battaglia di Pezzino fino alla Consulta e ora in Cassazione – «non sono in grado di dire se c’è applicazione retroattiva delle nuove norme, dal momento che il mio assistito ha fatto oltre 26 anni di carcere come richiesto in precedenza e addirittura ha superato i 30 anni di reclusione».
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