Esplode il caso-ospedale con l’uscita di 5 primari

Pensionamenti, trasferimenti e reparti sguarniti: Di Pangrazio lancia l’allarme «Aria di lenta agonia senza intravedere un piano per sanare le carenze»
AVEZZANO. Si cercano primari all’ospedale di Avezzano, dove pensionamenti e trasferimenti stanno lasciando numerosi reparti senza le guide titolari. Ma questa è solo la punta dell’iceberg dei mali del presidio ospedaliero della Marsica, come denuncia l’ex sindaco Gianni Di Pangrazio, attuale consigliere comunale d’opposizione. «Si respira una brutta aria di lenta agonia», sottolinea Di Pangrazio, «non vorrei che ci fosse un piano preciso e definito volto a distruggere il presidio della Marsica. Nell’arco di pochi mesi, si sono perse ben cinque figure apicali senza che si intraveda uno straccio di piano per sanare le carenze di quelle figure strategiche». Qui, infatti, sono venuti a mancare ben cinque primari: Franco Cardilli (Pronto soccorso, prematuramente scomparso), Vincenzo Paciotti, Raniero Di Giovambattista e Giovanni De Blasis (Diabetologia, Cardiologia e Chirurgia Vascolare, pensionati) e Giovanni Passalaqua (Radiologia, trasferito). Almeno per tre su cinque, i pensionati, la Asl poteva programmare le operazioni di «ricambio nei tempi giusti», aggiunge Di Pangrazio. «A peggiorare il quadro, già negativo per la perdita contemporanea di tanti apicali», prosegue il consigliere, «le altre carenze in organico, per raggiunti limiti di età: senza un piano operativo da attuare in tempi celeri per la sostituzione dei vertici dei reparti e degli altri operatori in pensione il livello dei servizi è destinato a risentirne in negativo, confermando i timori, più che fondati, di un progetto distruttivo del presidio che, pezzo per pezzo, si sta avviando a danno della comunità marsicana».
Altre note dolenti per Di Pangrazio: il pronto soccorso «al collasso con file interminabili e pazienti che rimangono ore in attesa di essere visitati, in un ambiente non idoneo e con poco personale», con l’aggiunta delle «porte chiuse dell’Obi, l’osservazione breve intensiva. L’attuale situazione sanitaria del presidio di Avezzano», punta il dito accusatore Di Pangrazio, «rispecchia in pieno l’incosciente azione politica dall’attuale amministrazione che non sembra rendersi conto del pericolo. Stanno minando il diritto alla salute e di questo gli amministratori dovranno rispondere alla propria coscienza».
L’ex sindaco, che ricorda «le battaglie per mantenere aperta Neurochirurgia, contro il professor Galzio e i politici aquilani», e per portare Emodinamica e stroke unit ad Avezzano, «unica città abruzzese, oltre ai capoluoghi di provincia ad avere i servizi salvavita», torna a contestare «le spoliazione nella sanità» e chiede con forza il ritorno in campo della politica.
«Si ripristini un gruppo di lavoro con consiglieri comunali ed esperti che svolgono il proprio lavoro nella sanità», scandisce Di Pangrazio, «al fine di sopperire alla gravi carenze del servizio nella Marsica, operando d’intesa con tutti i sindaci, in particolare con Tagliacozzo e Pescina. Basta con gli spostamenti delle urgenze all’Aquila che alimentano il clima di sfiducia della popolazione sempre più stanca per l’assenza di un valido servizio di assistenza in loco e che, per spostarsi, deve fare i conti anche con l’incremento dei pedaggi autostradali. Non si può restare a guardare mentre la situazione dell’ospedale di Avezzano peggiora costantemente. Non è possibile assistere passivamente a questo declino, a questa situazione di emergenza, che rischia di passare per normalità. Sulla salute non si scherza».
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