Ex Otefal, nessuna offerta di acquisto

Per il curatore due le opzioni: una nuova asta o la messa in liquidazione dello stabilimento che conta 172 dipendenti
L’AQUILA. Ancora buio assoluto sul destino dei 172 lavoratori della ex Otefal. A breve il curatore fallimentare Omero Martella riunirà il comitato dei creditori e in quella sede si deciderà se procedere con nuove aste per la vendita dello stabilimento di Bazzano, che altrimenti verrà liquidato. Le prime tre – l’ultima si è tenuta ad agosto – sono andate deserte, nonostante si parlasse di due possibili acquirenti stranieri, una cordata spagnola e un gruppo industriale indiano. L’attesa intorno a questa vertenza ha generato una ridda di voci: gli spagnoli sarebbero pronti a tornare all’attacco, si starebbe per fare una nuova gara, addirittura la fonderia della fabbrica sarebbe già stata acquistata.
«Si tratta solo di voci», conferma Martella, «di cui siamo a conoscenza, ma che non hanno, al momento, alcun fondamento. La realtà», sottolinea, «è che a due anni e mezzo dall’ingresso nel concordato preventivo, non fanno altro che circolare ipotesi su eventuali imprenditori interessati, provenienti dalle più disparate località del mondo, ma nella sostanza non c’è nulla. La svolta, per il sito e i suoi lavoratori, ci sarà solo quando avremo davanti un compratore serio e soprattutto intenzionato a mettere mano al portafoglio. Nel frattempo, ho intenzione di riunire a breve il comitato dei creditori, alla presenza del giudice delegato, e tutti insieme decidere se sia il caso di indire nuove aste per la vendita dell’immobile di Bazzano, oppure di procedere con la sua liquidazione. Naturalmente, la speranza è che ci sia ancora la possibilità di individuare una soluzione per tutelare i posti di lavoro». I 172 dipendenti sono in mobilità dallo scorso 30 giugno, quando è scaduta la cassa integrazione: i siriani della Madar, che avevano rilevato la fabbrica a gennaio del 2013, riassumendo il personale, hanno abbandonato tutto dopo appena 12 mesi, nonostante il mercato dell’alluminio, in cui la ex Otefal è specializzata, sia – a detta dei sindacati – un settore solido. Prima della terza asta, si era parlato di due aziende straniere pronte a presentare un’offerta di acquisizione.
Invece nulla. Senza un nuovo proprietario il destino dei lavoratori appare segnato.
I guai sono iniziati nel 2008, quando la Otefal era ancora nelle mani della famiglia bergamasca Pozzoli e contava 230 unità: a causa di investimenti sbagliati e poi del terremoto, l’azienda è finita nella procedura concorsuale e ci sono voluti anni per il passaggio di consegne con i siriani, arrivati all’Aquila con l’obiettivo di rilanciare lo stabilimento. Dopo aver affittato l’immobile, la Madar ha invece annunciato i primi problemi, gettando poi definitivamente la spugna.
Romana Scopano
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