Ex rugbista scomparso, s’indaga sulla testimonianza dell’amico

SULMONA. A provocare la morte del sulmonese Giovanni Mastrangioli (da tutti conosciuto come Gianni) è stata un’aritmia cardiaca. A stabilirlo è stato il medico legale Luigi Scancella, al termine...
SULMONA. A provocare la morte del sulmonese Giovanni Mastrangioli (da tutti conosciuto come Gianni) è stata un’aritmia cardiaca. A stabilirlo è stato il medico legale Luigi Scancella, al termine della ricognizione sulla salma del 51enne, che si è tenuta ieri mattina. Secondo quanto riferito dall’anatomopatologo, l’aritmia cardiaca sarebbe stata provocata dall’attività sportiva praticata da Mastrangioli, che è stato un giocatore di rugby. Un caso che, sempre secondo Scancella, si potrebbe paragonare a quello dell’ex capitano della Fiorentina Davide Astori morto mentre dormiva in albergo alla vigilia della partita contro l’Udinese. Anche se il medico legale non esclude che a causare l’aritmia possano essere stati altri motivi. E pur se il magistrato ha dato il via libera alla riconsegna della salma ai familiari per la celebrazione del funerale, che si terrà oggi alle 15 nella chiesa di San Giovanni da Capestrano nella frazione di Torrone, la polizia stradale di Pratola ha deciso di andare avanti con le indagini. La tragedia si è verificata nella notte tra sabato e domenica scorsi, sull’ A-25, tra il casello di Cocullo e quello di Pratola. Dopo aver accusato un malore, Mastrangioli che era alla guida, avrebbe fatto giusto in tempo ad accostarsi sulla corsia d’emergenza per poi accasciarsi sul volante. Sull’auto, al fianco di Mastrangioli, viaggiava un’altra persona di Sulmona, molto più giovane, che non ha saputo fornire agli agenti della Polstrada, intervenuti sul posto subito dopo la tragedia, spiegazioni plausibili sui motivi per i quali i due si trovavano in autostrada, in pieno “coprifuoco”, a quell’ora di notte. Agli agenti il giovane avrebbe riferito che stavano tornando da Avezzano dove avevano trascorso alcune ore in compagnia di amici comuni. E le verifiche della Polstrada sono proprio mirate a scoprire quali siano gli amici incontrati quella sera e soprattutto i motivi che hanno spinto i due sulmonesi a raggiungere Avezzano nonostante le norme per il contenimento della pandemia, non lo consentissero. (c.l.)

