Fa il vaccino, ha disturbi al viso D’Amario: «Nessun allarme»

L’Asl: «Si tratta della paralisi di Bell, una disfunzione non grave che scompare da sola in pochi giorni» Il direttore del Dipartimento regionale: «È una segnalazione di prassi, cause da dimostrare»
L’AQUILA. A poche ore dal vaccino anti-Covid, avvenuto nella giornata di martedì, una disfunzione del nervo che regola i muscoli facciali, meglio nota come paralisi di Bell, ha colpito un infermiere dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Il disturbo, che potrebbe rappresentare un effetto collaterale dello stesso vaccino, ma che è ancora in fase di studio approfondito, dovrebbe regredire nel giro di pochi giorni. «D’altra parte la paresi a frigore (dovuta al freddo, ndc) del nervo facciale è frequente d’inverno, soprattutto in zone dove il clima è molto rigido, come quella dell’Aquila», rassicura Claudio D’Amario, direttore del Dipartimento salute della Regione Abruzzo e membro della task force del ministero della Salute. Il caso è stato reso noto dall’Asl 1 della provincia dell’Aquila.
ANALISI IN CORSO. «Particolare attenzione si sta ponendo, come nel caso di tutte le vaccinazioni, sui possibili effetti collaterali e reazioni avverse, immediate o a breve tempo che si dovessero verificare sui soggetti vaccinati, anche valutando attentamente, sulla base di dati sufficienti, l’eventuale rapporto di causa-effetto» spiega la stessa Asl provinciale «le condizioni cliniche del paziente non destano preoccupazione, trattandosi di disfunzione non grave, che scompare da sola in breve tempo, con una completa guarigione funzionale».
CASUALITÀ? «Si tratta di una contestualità di patologia, la causa è da dimostrare», secondo D’Amario, che precisa: «È accaduto a una persona che si era vaccinata, ma non sappiamo esattamente la motivazione. Segnaliamo l’accaduto come da prassi, ma solo alla fine della campagna vaccinale si vedrà se ci saranno altri casi del genere e si potranno tirare le somme. A mio parere, c’è una contestualità di quadri nosologici. Del resto il vaccino solo adesso si sta utilizzando su vasta scala, la casistica iniziale di validazione clinica non è sufficiente a capire tutte le varie situazioni».
CASI ANALOGHI. Paresi del genere sono state segnalate «nel documento sul vaccino del 10 dicembre 2020 della Fda, Food and Drug Administration (Agenzia americana del farmaco), l’equivalente dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco), che riporta quattro persone, che hanno ricevuto il vaccino, tra gli oltre 43.000 partecipanti allo studio» continua l’Asl «nel documento, a pagina 38 (vedi documento in pagina), viene riportato come il tasso di tali casi coincide con l’incidenza di tale sindrome tra la popolazione generale e che non c’è una base chiara per stabilire una relazione causale in questo momento, raccomandando di sorvegliare i casi man mano che viene inoculato il vaccino in popolazioni più ampie».
GUARIGIONE. Il problema, in ogni caso, dovrebbe risolversi nel giro di breve tempo. «Questa paresi è una forma periferica che con una classica terapia cortisonica e antinfiammatoria tende a scomparire. Nessun allarme, dunque», continua il direttore D’Amario.
MONITORAGGIO. L’azienda sanitaria locale si è comunque attivata per monitorare tale evento e provvederà ad attivare i flussi informativi verso le strutture di vigilanza nazionali.
PIANO VACCINI. Intanto, è partita a pieno regime la campagna di vaccinazione per il Covid, inizialmente a favore degli operatori sanitari che, solo nella giornata di ieri, ha visto coinvolte 335 persone. Nel dettaglio, 155 sono state inoculate nel presidio ospedaliero dell’Aquila, 114 ad Avezzano e 66 a Sulmona. Sono 1.526 le vaccinazioni eseguite ieri in Abruzzo. «C’è molta competizione quotidiana sui numeri» commenta D’Amario «ma questa non è una gara di velocità, piuttosto una lunga maratona che finirà solo in autunno, quando saranno vaccinati in Italia 50 milioni di persone, un milione in Abruzzo. Si tratterà di vaccinare 4-5000 persone al giorno, per raggiungere la quota di 2 milioni di dosi in sei mesi».
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