Fallimenti, un record Quasi 70 aziende si arrendono alla crisi

22 Luglio 2014

Da Avezzano a Carsoli, in sei mesi toccati i numeri del 2013 Le associazioni: troppe tasse e accesso al credito difficile

AVEZZANO. Siamo solo a metà anno e sono già 22 i fallimenti di aziende e società registrati dalla cancelleria del tribunale di Avezzano. Anche per questo c’è motivo di credere che entro la fine dell’anno il numero può raddoppiare rispetto al 2013. Visto che in questi sei mesi i ricorsi per dichiarazioni di fallimento, le cosiddette iscrizioni pre-fallimentari, sono già 45 (l’anno scorso, nell’arco di dodici mesi, ne furono presentate 57). In questo 2014 quasi 70 aziende si sono arrese alla crisi. Fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata, liquidazione coatta, sono queste le procedure concorsuali che hanno come comune denominatore la crisi economica. E così ogni giorno nell’ufficio del tribunale presieduto da Eugenio Forgillo, curato dal giudice delegato Francesca Proietti e diretto dall’assistente giudiziaria Patrizia Orlandi, c’è un via vai di avvocati e curatori fallimentari. La brutta notizia è che nessun settore sembra salvarsi. Nel nucleo industriale di Avezzano hanno dichiarato fallimento storiche imprese che si occupano di ortofrutticoltura, di produzione di veicoli industriali e di carpenteria metallica. Come una mannaia la crisi è arrivata anche nel nucleo industriale del Carseolano, fino a qualche anno fa fiore all’occhiello non solo della Marsica ma dell’intera regione.

«La causa di queste morti economiche è da cercarsi nella mancanza di liquidità, nella difficoltà di accesso al credito» commenta il delegato della Confcommercio di Carsoli, Giuseppe De Simone «e nella tassazione che non dà respiro alle aziende». E se non ce la fanno a resistere imprenditori che hanno costruito solide realtà con numerosi dipendenti, figuriamoci che cosa accade per piccoli commercianti o artigiani. Hanno chiuso con il fallimento tante attività commerciali del centro di Avezzano, tra cui alcune tramandante da padre e figlio per decenni. Si tratta di negozi di calzature, di abbigliamento, fino ad atelier di grandi firme. «I numeri della crisi sono sotto gli occhi di tutti» commentano Carlo Rossi e Domenico Venditti, rispettivamente direttore e presidente provinciale Confesercenti, «a oggi l’unico spiraglio di speranza rimane l’introduzione del concordato preventivo di continuità che rappresenta l’opportunità di continuare a resistere, grazie alla possibilità che offre di aprire una nuova società che può continuare a lavorare nel ramo della precedente».

«Prima di gettare la spugna» evidenzia Mario Del Corvo, presidente della Cooperativa di garanzia Regione Abruzzo, «invitiamo comunque le imprese a rivolgersi alle associazioni di categoria di riferimento, per tentare insieme di trovare un’alternativa alla chiusura».

Magda Tirabassi

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