Fallimento M&P: 38 creditori per un debito di oltre 7 milioni

22 Febbraio 2022

Nella lista i Comuni dell’Aquila e Teramo, l’Agenzia delle entrate, un avvocato e 17 lavoratori La concessione venne revocata nel 2019. Inchiesta della Procura contabile per danno erariale 

L’AQUILA. Ammonta a 7 milioni 615mila euro, secondo lo stato passivo rilevato dal curatore fallimentare, Calvi Moscardi, il debito accumulato dalla M&P, che fino all’aprile 2019 ha gestito il terminal di Collemaggio e i parcheggi a raso della città. La società, che fa capo ai fratelli Mauro e Lorenzo Santilli, quest’ultimo amministratore della società “Felici costruzioni”, è stata dichiarata fallita dal Tribunale dell’Aquila. 38 i creditori che rivendicano il pagamento di spettanze non percepite. Tra questi, il Comune dell’Aquila, il comune di Teramo e la stessa Camera di commercio dell’Aquila, oggi Gran Sasso d’Italia, per il mancato pagamento, da parte della Mobilità & Parcheggi, di quattro anni di diritti camerali.
I CREDITORI
L’elenco dei creditori è lungo e annovera enti pubblici, società di fornitura di energia elettrica e gas metano, l’Agenzia delle entrate, professionisti, tra cui l’avvocato Stefano Di Salvatore, e 17 lavoratori della M&P, che rivendicano in totale 553mila 182 euro di spettanze non percepite. In particolare, il progetto di stato passivo dei creditori, elaborato dal curatore fallimentare, annovera tra i creditori della società fallita il Comune dell’Aquila per mancati pagamenti dei canoni e altre voci pari a 1 milione 431mila euro, il Comune di Teramo per 1 milione 36mila euro di tributi e imposte non versate, l’Agenzia delle entrate per crediti nei confronti dello Stato pari a 1 milione 304mila euro, l’Inps per 58mila 108 euro e la Camera di commercio dell’Aquila per 547,68 euro di diritti camerali non versati dalla M&P dal 2017 al 2020, periodo in cui Santilli era presidente dell’ente.
Crediti a cui si aggiungono le spettanze dei lavoratori e dei professionisti, oltre a una serie di società private, che portano il totale alla cifra 7 milioni 615mila euro.
IL FALLIMENTO
Il Comune dell’Aquila ha formalizzato la rescissione del contratto, revocando la concessione con la M&P, il cui pacchetto azionario per il 19% è detenuto dalla “Felici costruzioni”, ad aprile 2019 «per un debito tributario accertato della società consortile, nei confronti dell’amministrazione comunale pari a 1 milione e 385mila euro». Nella sentenza di fallimento, «risulta dimostrato lo stato di insolvenza della M&P, reso manifesto dall’inadempimento delle obbligazioni verso i creditori, i quali vantano ingenti crediti, tra cui vale la pena ricordare quello dell’importo di 402mila 810 euro di spettanza dell’avvocato Di Salvatore, da solo sufficiente alla dichiarazione di fallimento». Il collegio dei giudici costituito da Christian Corbi, presidente, Emanuele Petronio, relatore, e Niccolò Guasconi, ha evidenziato, inoltre, «il mancato deposito dei bilanci successivi a quelli dell’esercizio del 2018».
L'INCHIESTA
Il fallimento della M&P arriva dopo un lungo braccio di ferro con il Comune per la revoca della concessione. Sulla vicenda la Procura contabile ha aperto un’inchiesta citando in giudizio diversi componenti della società responsabili, secondo i pm contabili «di un danno erariale quantificato in 218mila euro ai danni delle casse comunali». Anche la Procura nel 2020 ha avviato un’inchiesta «finalizzata a riscontrare eventuali ipotesi di reato nell’ambito degli adempimenti contrattuali ricadenti sulla società. Gli accertamenti avrebbero evidenziato che tra il 2009 e il 2017, la M&P avrebbe omesso di versare al Comune, in violazione a quanto stabilito da apposita convenzione, parte degli introiti integrando così gli estremi del reato di peculato». (cr.aq.)
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