Fallita a Roma la società Korus di Piccone

14 Maggio 2018

Adunanza dei creditori fissata per il 13 novembre, ma il marchio sopravviverà e anche i posti di lavoro

CELANO . È stata fissata per il 13 novembre di quest’anno, davanti al giudice delegato Angela Coluccio, l’adunanza dei creditori per l’esame dello stato passivo della Korus spa, l’azienda di proprietà dell’ex parlamentare Filippo Piccone, che produce finestre in legno e pvc.
Lo ha deciso il tribunale civile di Roma, che il 3 maggio scorso ha decretato il fallimento dell’azienda, con sede legale a Roma. La sezione fallimentare del tribunale civile della Capitale ha assegnato ai creditori, e a tutti coloro che ritengono di vantare diritti sui beni della società fallita, il termine perentorio del 12 ottobre (30 giorni prima dell’adunanza), per presentare le domande e insinuarsi nel fallimento.
Ma non tutto è perduto, perché il marchio sopravviverà e i dipendenti sono già stati ricollocati altrove. La storia parte dal 1998, quando viene costituita la società, con sede a Sabaudia. Il sito era dotato di macchinari all’avanguardia e dava lavoro a circa 120 persone. Poi, con la crisi, gli affari hanno preso una brutta piega. Dall’analisi degli ultimi 5 esercizi, rilevano i commissari giudiziali, «si evince che i volumi di vendita della Korus si sono progressivamente ridotti».
Nel 2014 la società ha provato a raggiungere un accordo con diverse banche per la ristrutturazione del debito, che tuttavia è stato negato.
Nel 2017 ha presentato la domanda per essere ammessa al concordato, e i soci si sono impegnati personalmente ad apportare capitali per circa 3 milioni di euro, proponendo un piano per garantire la continuità dell’azienda.
I commissari, lo scorso 16 dicembre, avevano espresso un giudizio favorevole alla proposta di concordato, e il primo febbraio di quest’anno sono giunte le precisazioni dell’Agenzia delle Entrate di Roma e dell’Agenzia delle Entrate Riscossione di Latina, secondo le quali, con le garanzie offerte dai soci, «le condizioni possono dirsi sostanzialmente migliorate».
Il tribunale, però, lo scorso 3 maggio, ha respinto la richiesta di concordato – dopo il no di Equitalia – dichiarando il fallimento della società. Nell’elenco dei creditori figurano molte banche, oltre all’Agenzia delle entrate e altre società private, che entro il 12 ottobre dovranno presentare la domanda per insinuarsi nel fallimento. Si tratta, avverte il tribunale, di «un termine perentorio»
Attualmente, il marchio Korus è in gestione alla nuova società – Company - che da tre anni è in attivo, cresce e ha 170 dipendenti. Sono stati assorbiti totalmente i 120 dipendenti Korus e in più sono state assunte altre 50 persone.
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