False assunzioni, 25 gli episodi contestati

L’organizzazione smascherata grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte in mesi di indagini
PRATOLA PELIGNA. Venticinque episodi contestati che hanno fatto emergere un sofisticato sistema con il quale almeno cinque persone erano riuscite a creare un’organizzazione volta a facilitare l’ingresso in Italia di clandestini tramite false assunzioni. Organizzazione che, secondo la Guardia di finanza di Popoli che ha portato avanti le indagini, faceva capo ai tre arrestati, i due imprenditori di Pratola Peligna, Sandro Di Cioccio e Mario Del Grande e la commercialista sulmonese Anna Lisa Colasante. Secondo gli investigatori, il sistema adottato dagli organizzatori e dagli appartenenti all’organizzazione, individuati nelle altre dodici persone indagate, è stato facilmente smascherato, anche grazie alle intercettazioni ambientali e telefoniche raccolte in mesi di indagini dalle fiamme gialle. A fronte del pagamento di somme di denaro che oscillavano tra 300 e 500 euro, venivano redatti falsi contratti di assunzione di lavoratori, quasi sempre migranti, inducendo in tal modo in errore le pubbliche amministrazioni che autorizzavano l’ingresso sul territorio nazionale di stranieri, proprio in virtù della regolarizzazione lavorativa. Gli investigatori hanno calcolato un danno erariale tra tasse evase e contributi non corrisposti, vicino ai 3 milioni di euro. Attraverso un sistema di licenziamento ad hoc, che secondo gli investigatori veniva gestito dalla commercialista sulmonese, si riusciva ad ottenere dagli enti pubblici indennità di disoccupazione per soggetti che risultavano licenziati ma che in realtà lavoravano in nero, in altre aziende. La ripetizione dei comportamenti e la predisposizione di rodate metodiche, la pianificazione di condizioni di prezzo da praticare per il rilascio di falsi documenti e assunzioni, secondo il gip Gianluca Sarandrea, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per i tre finiti ai domiciliari, oltre ai singoli reati, farebbe presupporre il delitto associativo. Secondo il giudice, Di Cioccio era il punto di riferimento in quanto teneva contatti e prendeva accordi per riscuotere i compensi e consegnare la documentazione attestante i falsi rapporti di lavoro ai soggetti interessati. A Del Grande il gip riconosce il ruolo di cogestore delle realtà aziendali facenti capo a Di Cioccio, mentre alla consulente del lavoro viene contestato un ruolo determinante nel gruppo criminale in questione in quanto, oltre a predisporre le pratiche tecniche, forniva suggerimenti e nuove soluzioni per il raggiungimento dei fini illeciti del gruppo.
«I miei assistiti contestano decisamente tutti gli addebiti e chiariranno ognuno la propria posizione davanti al giudice», spiega l’avvocato Alessandro Margiotta che difende tutti e tre gli arrestati. L’interrogatorio sarà fissato nei prossimi giorni.
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