Falso timbro della Curia, Molinari testimone in aula

18 Marzo 2015

L’AQUILA. Un elenco privato di ditte «gradite» alla Curia – da impegnare nella ricostruzione del proprio patrimonio immobiliare – con tanto di timbro per certificarne la veridicità. Ma quel documento...

L’AQUILA. Un elenco privato di ditte «gradite» alla Curia – da impegnare nella ricostruzione del proprio patrimonio immobiliare – con tanto di timbro per certificarne la veridicità. Ma quel documento era un falso. Ad accorgersene erano stati alcuni impiegati della Curia che avevano ricevuto delle lettere da una società umbra, la quale – facendo riferimento proprio a quella lista – si dichiarava disponibile ad eseguire lavori all’Aquila. L’allora arcivescovo Giuseppe Molinari (era il 2011) informato dell’esistenza di quel documento, con la firma falsificata di una segretaria e un timbro altrettanto taroccato, «invitò» i suoi collaboratori a presentare subito una denuncia.

Una vicenda sfociata ora in un processo che vede imputato un imprenditore aquilano di 40 anni, che faceva parte della società umbra, sospettato di essere l’autore di quel falso. Ieri l’arcivescovo emerito è stata chiamato in tribunale in veste di testimone. Monsignor Molinari ha ribadito in aula di aver saputo dai suoi collaboratori dell’esistenza di quel documento palesemente fasullo e di aver disposto la presentazione di una querela. Una testimonianza breve, seguita da quella della dipendente in questione che ha dichiarato di non aver mai firmato quel documento. Un falso, dunque, come pure il timbro della Curia che, comunque, non si è costituita parte civile. La prossima udienza si terrà il 6 ottobre. L’imprenditore, chiamato a rispondere del reato di falso in scrittura privata, è difeso dall’avvocato Fabrizio Lazzaro.

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