Famiglia “sfrattata”dai cantieri

9 Marzo 2018

I residenti di via Pica: abbiamo casa pronta da un anno e non possiamo rientrare

L’AQUILA. I residenti del civico uno di via Pica, che si affaccia su piazzetta Nove martiri, in pieno centro storico, sognano di tornare a casa da ormai quasi nove anni. L’hanno abbandonata di corsa la notte del 6 aprile 2009, quando la furia del terremoto aveva buttato giù pareti e solai. Da allora ci sono rientrati solo per seguire i lavori di ristrutturazione, terminati lo scorso anno. Ma quando tutto sembrava ormai risolto, il rientro si è trasformato in un’odissea. La possibile apertura di un cantiere per i sottoservizi nella zona, infatti, ha bloccato gli allacci del gas e dell’energia elettrica, indispensabili per il ritorno a casa. È così che le cinque famiglie dell’aggregato, dopo aver sistemato le proprie abitazioni, aver acquistato mobili e suppellettili e in procinto di arredare gli appartamenti riconsegnati, sono costrette a rimanere ancora, dopo quasi nove anni, fuori casa, in affitto o in altre proprietà. «Una situazione incredibile», secondo uno dei proprietari, l’ingegner Maurizio Floris, che lo scorso 5 ottobre 2016 ha inoltrato la prima domanda di allaccio delle utenze. Mai avrebbe pensato che a giugno dell’anno successivo, data della fine lavori del palazzo, ancora ci potessero essere problemi di allacci.
«Mi hanno chiesto di produrre di nuovo domanda, come ho fatto, il 7 novembre 2017, perché quella precedente era scaduta», continua Floris, «e di mese in mese ho provato ad avere informazioni sulla questione, sono andato direttamente a Rete gas, e ho parlato con l’allora direttore ad interim della Gran Sasso acqua, Stefano Pacitti, ma dopo avermi rassicurato, mi ha detto di aspettare».
Intanto, i mesi sono trascorsi e le famiglie non sono potute tornare nelle proprie abitazioni. «È stato realizzato l’allaccio dell’acqua», spiega il proprietario, «ma per il gas e l’energia elettrica ancora niente». A far perdere le speranze di rientrare in tempi brevi, è arrivata infine una lettera datata 18 gennaio 2018, di Rete Gas, in cui si parla di «impossibilità a eseguire i lavori a seguito di notificato diniego emesso dal gestore del servizio idrico integrato nonché stazione appaltante dell’infrastruttura Smart-tunnel, Gran Sasso acqua spa». Nella lettera si specifica anche che «si ritengono sospesi i termini del decreto-legge 78/2015 articolo 11 comma 5 bis», un decreto che impone di effettuare gli allacci per le utenze entro e non oltre i quattro mesi dalla presentazione della domanda. Di mesi, dalla prima domanda, infatti, ne sono passati 17, tra rimpalli di responsabilità, richieste, lettere e mancate risposte. «Intanto nei due appartamenti del complesso di fronte al nostro, benché in vendita, sono state allacciate tutte le utenze. Eppure la strada è la stessa e i metri che ci separano sono davvero pochissimi: se dovessero iniziare i lavori per i sottoservizi certo interesserebbero anche questi appartamenti», continua Floris.
«Per cercare di andare a fondo alla situazione ho parlato anche con il direttore dei lavori dei sottoservizi, Alessandra Marono, che mi ha detto di non sapere quali saranno i tempi per gli allacci nelle nostre abitazioni e che probabilmente ci potranno volere anche 15 mesi. Intanto, mio fratello, che ha un appartamento nel mio stesso palazzo, è costretto a pagare un affitto mensile». Insomma problemi senza fine. «Se, per quanto riguarda i lavori di un edificio, un solo giorno di ritardo costa a proprietari e progettisti pesanti multe sul contributo e sulle parcelle, sui ritardi delle amministrazioni si stende un velo pietoso, anche se la legge 78 del 2015 prevede multe di 500 euro per ogni giorno di ritardo sugli allacci, per gli enti erogatori di servizi. Chi vigila sull’applicazione di queste sanzioni? Il problema è ricostruire le case o che i proprietari tornino a viverci?».
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