Felici (Aptdh): serve un centro per i portatori di handicap

3 Novembre 2017

L’AQUILA. «Fate presto». La presidente dell’Aptdh, Anna Rita Felici, rivolge un appello al Comune e alla Asl: «In città non esiste un centro residenziale per i portatori di handicap, che hanno...

L’AQUILA. «Fate presto». La presidente dell’Aptdh, Anna Rita Felici, rivolge un appello al Comune e alla Asl: «In città non esiste un centro residenziale per i portatori di handicap, che hanno bisogno di assistenza continua, soprattutto quando rimarranno senza il sostegno dei genitori». Nell’ultimo incontro istituzionale, lo scorso 4 ottobre, si sono gettate le basi per concretizzare il progetto, dopo anni di attesa. Il sindaco Pierluigi Biondi si è impegnato a individuare uno stabile di proprietà comunale, mentre la Asl dovrebbe mettere a disposizione personale specializzato. Alla riunione hanno partecipato anche le altre associazioni cittadine che si occupano di disabilità e secondo la presidente Felici «occorre trovare coesione, su questa iniziativa, e dare un’accelerata per dotare finalmente anche il capoluogo di regione di una struttura indispensabile». Quello che finora è stato il progetto “Dopo di noi”, dovrebbe chiamarsi “Con noi e dopo”, per la presidente dell’Apdth. «Da molti anni», spiega Felici, «sto cercando di far capire che nella nostra città c’è un vuoto importante, quello dell’accoglienza residenziale per i portatori di handicap che hanno più bisogno di professionalità e assistenza continua. Per essere sicura di tutto ciò ho fatto valutare mio figlio, affetto da disturbo autistico, chiedendo quale sarebbe stata l’alternativa di assistenza quando la famiglia non sarebbe più stata in grado di farsene carico. La risposta spiazzante è che mio figlio dovrebbe essere portato lontano, perché all’Aquila non esiste una struttura idonea. Questo breve racconto per far capire all’opinione pubblica che i tempi sono maturi per provvedere a colmare un vuoto angosciante per tanti disabili gravi e le loro famiglie che, dignitosamente, affrontano i propri problemi, rinunciando a tutto quello che si chiama normalità». Felici sottolinea che «i genitori vorrebbero vedere prima il luogo e come verrà assistito il proprio figlio, non trascurando, per chi può, la compartecipazione economica della famiglia». (r.s.)
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