Felici : «Diamo una casa ai disabili»

10 Aprile 2018

La presidente dell’associazione Aptdh (tutela diritti nell’handicap) illustra i progetti: «Inapplicate le leggi sul “dopo di noi”»

L’AQUILA. L’associazione Aptdh (promozione e tutela dei diritti nell’handicap) domenica riceverà l’ennesimo riconoscimento (il premio “Barbara Micarelli”) per la sua ultra-trentennale attività. Anna Rita Felici è presidente dell’Aptdh da 20 anni e ha un sogno: lasciare alla città una struttura stabile e funzionale che sia in grado di fornire assistenza qualificata a chi ha bisogno di essere seguito 24 ore su 24.
Signora Felici, come è nato il suo impegno nell’Aptdh?
«Mio figlio fu diagnosticato autistico a tre anni nel lontano 1974 e questa rivelazione ha abbracciato l’intera esistenza della mia famiglia».
Lei lavora ogni giorno, in maniera volontaria, nell’associazione, ma è preoccupata per il futuro.
«Sì, perché all’Aquila serve una struttura istituzionale che accolga le persone in difficoltà, persone che hanno bisogno di professionalità, di umanità, di pazienza e di amore, vorrei chiamarla “Con noi e dopo” e vorrei che sorgesse in ogni luogo dove civilmente sia necessaria, anche nella nostra amatissima L’Aquila».
Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate?
«Esistono delle leggi che non vengono applicate, come la legge del “dopo di noi”. La collaborazione delle istituzioni socio-sanitarie, necessaria per intervenire nel campo della disabilità psichica grave, non è presente. Si sprecano fiumi di parole, si propongono convegni e seminari ma i disabili gravi, quelli ai quali per togliere un dente devi fare l’anestesia totale, quelli che si sconvolgono quando c’è un piccolo imprevisto, quelli che se vengono maltrattati non te lo sanno raccontare; tutti questi figli restano per tutta la vita con la mente nell’infanzia o prima adolescenza e restano in famiglia anche quando i genitori anziani non riescono a garantire nel modo migliore un’adeguata protezione continua e pressante e loro stessi non possono curarsi adeguatamente in caso di malattie».
E nel capoluogo di regione che accade?
«All’Aquila qualcosa si sta muovendo tra l’amministrazione comunale e l’Asl, tutte noi associazioni interessate siamo in attesa della firma di un protocollo d’intesa per affrontare seriamente il problema della disabilità grave. Quello che ci interessa è fare presto. Abbiamo aspettato anni, fra speranze e delusioni, abbiamo visto morire tanti disabili in giovane età senza aver usufruito dei diritti che spettavano loro, rimasti soltanto scritti nelle leggi. Vorrei consigliare ai genitori, che come me s’impegnano in prima persona, di aiutare chi riveste ruoli istituzionali, guardando la persona e non il partito che rappresenta, in modo da trovare la via più breve e fattibile per arrivare a una soluzione concreta. Purtroppo a volte c’è chi, invece, con le sue prese di posizione, rallenta l’andamento del non già celere iter del progetto. Dobbiamo ricordarci che a prescindere dalla patologia dei nostri figli abbiamo tutti bisogno di strutture adeguate e dobbiamo avere l’umiltà di fare tanti passi indietro per il bene comune».
C’è un coordinamento tra le varie associazioni che operano nel vostro stesso campo?
«Il coordinamento ufficiale per la disabilità è quello nominato qualche anno fa e di cui è presidente il dottor Massimo Prosperococco. Purtroppo, a causa della mancanza di strutture – spesso giustificata da mancanza di fondi – anche noi aquilani abbiamo diversi disabili inseriti lontano dal nostro territorio con un costo elevatissimo per l’economia locale, quindi è compito della politica rimediare».
L’attività della sua associazione è stata comunque sempre molto apprezzata.
«Questo è vero. Domenica prossima ci verrà assegnato il premio “Barbara Micarelli” e per questo voglio ringraziare il dottor Arrigo Novelli, presidente dell’associazione “Con Barbara Micarelli, braccia aperte al bene”. Nel 2015 abbiamo ricevuto il premio della solidarietà della Fondazione Carispaq. Questi riconoscimenti sono importanti per noi perché sono segno di credibilità e apprezzamento per quello che da anni stiamo facendo per tenere occupati tanti ragazzi la cui alternativa sarebbe restare a casa a non fare nulla. Per me e gli altri volontari l’impegno in associazione rappresenta anche una scelta di vita, di aiuto e condivisione che ritorna come benessere personale e crescita».
È vero che tanti cittadini vi sostengono?
«Sì, e vorrei cogliere l’occasione per dire grazie a chi, restando nell’ombra e senza clamore, ci sostiene costantemente permettendoci di programmare tante attività necessarie a coprire le numerose ore settimanali che offriamo ai nostri assistiti. Una bella integrazione sono i tanti giovani che accogliamo come tirocinanti di psicologia, ragazzi che svolgono il servizio civile, i ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro del Liceo Pedagogico scienze umane, i volontari e gli operatori Aptdh».
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