Feriti nello studentato: si va in Appello per i danni

L’Adsu impugna anche l’ultima sentenza civile sulla tragedia di via XX Settembre: era stata condannata con la Regione a risarcire 4 ragazzi per 700mila euro
L’AQUILA. «Per tutti i contenziosi relativi al crollo della Casa dello studente l’Adsu dovrà proporre appello». È stata la presidente dell’Azienda del diritto allo studio aquilana Eliana Morgante a metterlo nero su bianco in una nota del 20 luglio destinata alla direzione dell’ente e poi di nuovo, nei giorni scorsi, nel decreto con cui ha affidato allo studio legale Pasquali l’incarico di presentare l’ennesimo ricorso contro una sentenza civile di primo grado sfavorevole.
L’ultima sentenza impugnata è quella di inizio marzo con la quale il giudice Baldovino De Sensi ha condannato l’Adsu e la Regione Abruzzo a risarcire con circa 700mila euro complessivi quattro ragazzi rimasti feriti nel crollo dello studentato di via XX Settembre in quella tragica notte del 6 aprile 2009. I quattro si salvarono miracolosamente, ma portandosi dietro per lungo tempo ferite nel fisico e nell’animo.
Nel pronunciamento De Sensi ha ribadito un concetto: non è stato solo il sisma a provocare il crollo – in cui persero la vita otto universitari – ma anche le criticità strutturali del palazzo. Per questo ha condannato la Regione in quanto proprietaria e l’Adsu in quanto “usuaria” della palazzina, ma i due enti potranno rifarsi del 40% del dovuto sui tecnici condannati. Anche questa causa civile, come diverse altre, infatti, si basa sul processo penale concluso con la condanna definitiva in Cassazione per tre ingegneri e un architetto per i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni personali, disastro colposo e crollo di edificio. A rappresentare allora i parenti delle vittime nel processo e oggi i quattro ragazzi feriti nella causa civile, è l’avvocato Wania Della Vigna.
Come detto, questa è solo l’ultima delle sentenze civili sul crollo della Casa dello studente dell’Aquila che finisce sul tavolo dei giudici di Appello. La battaglia legale è quindi ancora aperta su più fronti, con protagonisti sia coloro che in quella tragedia nella tragedia persero un caro, sia chi ne è stato vittima ma riuscendo a salvarsi. Nell’atto dell’Adsu dei giorni scorsi – pieno di omissis a nascondere i dettagli della vicenda – ci si limita a motivare il ricorso affermando che «si ha motivo di poter ritenere sussistenti le condizioni per l’impugnazione in appello».
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