Festival della Montagna, ora è scontro

L’associazione Gran Sasso anno zero: D’Angelo, Biondi e Quagliariello ne hanno fatto un carrozzone politico
L’AQUILA. «Non c’è limite all’ipocrisia. Verrebbe quasi da ridere, se la vicenda non fosse così grave, a leggere le parole del consigliere comunale D’Angelo sulla scelta dell’amministrazione comunale di porre fine all’esperienza del Festival della Montagna, tagliando fuori l’associazione Gran Sasso anno zero ideatrice e organizzatrice dell’evento, e trasformando la manifestazione in una fantomatica “Festa della Montagna” di cui non si sa ancora nulla, se non che sarà coordinato dallo stesso D’Angelo con l’ausilio del parlamentare Gaetano Quagliariello».
È pesante l’associazione Gran Sasso Anno Zero, su quanto sta facendo l’amministrazione comunale, accusata di fare diventare il Festival della Montagna «un ulteriore carrozzone politico, dal quale ci chiamiamo fuori», sostengono i componenti dell’associazione.
«D’Angelo sostiene che “quest’anno si è voluta fare una scelta diversa, in modo tale che non ci fossero equivoci e che l’operato fosse chiaro e trasparente”. Talmente trasparente che il sindaco Biondi e D’Angelo non hanno neanche avuto la correttezza di comunicare direttamente a Gran Sasso anno zero questa scelta, decidendo di distruggere il progetto del Festival della Montagna senza fornire alcuna spiegazione, nonostante il successo incredibile delle passate edizioni, la professionalità del lavoro svolto e la totale sostenibilità e trasparenza della rendicontazione e gestione dei fondi. La cosa più grave», sostengono dall’associazione, «è che con questa decisione si pone fine a un percorso che aveva coinvolto tantissimi giovani professionisti della montagna, realtà attive sul territorio, operatori e appassionati, decidendo invece di mettere questo progetto nelle mani della politica e di personaggi che con la montagna non hanno nulla a che fare. Viene in tal modo vanificato tutto il lavoro fatto in termini di visibilità e promozione legati al marchio Festival della Montagna (compresi il sito e i canali social con migliaia di contatti), spazzando via anche opportunità di lavoro per tanti giovani coinvolti coralmente dal Comitato precedente e azzerando possibilità di ricadute economiche sul territorio. Questa operazione di trasparente non ha proprio nulla».

