Feto abbandonato, ragazza fuori pericolo

3 Gennaio 2017

Roccaraso, giovane migrante rischiava di morire dissanguata nel centro di accoglienza, indagano i carabinieri

ROCCARASO. È arrivata alcuni mesi fa in Italia su uno dei tanti barconi pieni di disperati in fuga da guerre, stupri, epidemie e fame. Nella notte di San Silvestro la ragazza, una nigeriana di soli 20 anni, ha rischiato di morire dissanguata nella camera di un residence, nel territorio tra Roccaraso e Roccacinquemiglia, trasformato in un centro di accoglienza dove vive una sessantina di migranti. A trovarla, riversa sul pavimento e coperta di sangue, sono state due ragazze che con lei dividevano la stanza e la speranza di un futuro migliore L’avevano attesa invano giù in sala per la cena. Sono state loro, in un italiano stentato, a dare l’allarme. Qualcuno ha chiamato il 118. La corsa in ospedale, prima a Castel di Sangro, dove è stato subito chiaro che la ragazza aveva avuto un aborto, e poi a Sulmona. E nel frattempo la scoperta, da parte dei carabinieri informati dagli operatori sanitari, di quella busta di plastica, lasciata sul terrazzo, con dentro un feto di circa 18 settimane. Inizialmente si è ipotizzato un aborto provocato da mani inesperte o un evento spontaneo che la ragazza ha tentato di nascondere, magari per paura delle possibili conseguenze. Una storia che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche per la giovane nigeriana che conosce solo poche parole di italiano e che ha rischiato di morire da sola in quella camera da letto. I medici, come riferito dai carabinieri di Castel di Sangro, hanno chiarito che si è trattato di un aborto spontaneo. Nessuna ipotesi di reato, dunque, anche se le indagini andranno avanti per capire se la ragazza sia stata aiutata da qualcuno che poi l’ha lasciata lì quando la situazione sembrava ormai compromessa. Lei è fuori pericolo. Con l’aiuto di un interprete ha raccontato di aver avuto un’emorragia, di essersi spaventata e di aver fatto tutto da sola, anche il taglio del cordone ombelicale. La ventenne, secondo quanto dichiarato dai carabinieri, era arrivata nel residence, trasformato in un centro di accoglienza e gestito da un’associazione di fuori provincia, il 14 settembre. Dunque, già in stato interessante. Un viaggio della speranza, tra mille difficoltà e la paura di non farcela. Poi l’arrivo in luoghi dove le politiche di integrazione restano, per stessa ammissione degli amministratori, un miraggio. Poche strutture assistenziali e pochi fondi, a disposizione dei sindaci, a fronte di un numero crescente di migranti. Numeri dietro ai quali si celano storie drammatiche. Un’emergenza umanitaria senza precedenti, che sembra non aver fine.

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