Fiamme al Cogesa, s’ipotizza la vendetta

Appello dell’amministratore Margiotta ai dipendenti: «Dite ai carabinieri tutto quello che sapete». I sindacati: «Gesto vile»
SULMONA. Un gesto isolato e di vendetta messo in atto nei confronti dell’azienda. Un atto ritorsivo, si pensa, legato a risentimenti strettamente personali. Sarebbe questo, con molta probabilità, il movente che avrebbe spinto l’incendiario a dare fuoco a cinque mezzi del Cogesa, tre totalmente distrutti e due parzialmente danneggiati.
Ne sono convinti i carabinieri della Compagnia di Sulmona che, pur non tralasciando alcuna ipotesi, puntano dritto a risolvere l'inchiesta per il momento avviata contro ignoti, con l'ipotesi di reato di danneggiamento a seguito di incendio. In attesa dell’esito dei rilievi sui mezzi e sul luogo dell’incendio nell’area Pastorino sottoposta a sequestro, che i vigili del fuoco consegneranno in Procura entro la prossima settimana, i carabinieri stanno proseguendo negli interrogatori delle persone informate dei fatti.
Dopo aver ascoltato i responsabili di alcuni settori dell’azienda che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti, gli investigatori sono intenzionati ad allargare il fronte degli interrogatori sentendo tutte quelle persone che in qualche modo possono dare un aiuto a dipanare l’intricata matassa.
E a tal proposito, ieri, l’amministratore unico del Cogesa, Vincenzo Margiotta, ha invitato tutti i dipendenti a collaborare attivamente con le forze dell’ordine.
Lo ha scritto in una lettera: «Il mio invito, chiaramente, è di collaborare al massimo e di dire qualsiasi cosa vi possa essere sembrata strana nei giorni immediatamente precedenti il fatto o quella sera stessa», scrive Margiotta ai dipendenti. «Quanto accaduto impone anche le verifiche sul capannone e sulla sede in generale per il ricovero dei mezzi e per il vostro lavoro».
Sulla vicenda sono intervenuti anche Cgil, Cisl e Uil che, nel manifestare solidarietà al Cogesa, condannano un atto che definiscono vigliacco.
«Siamo fiduciosi nelle indagini degli inquirenti che di certo, qualora si concretizzasse la certezza di un gesto doloso, porteranno a individuare l’autore o gli autori di questo atto vigliacco», scrivono le tre sigle sindacali, «un gesto inqualificabile dai risvolti nefasti; sia in termini economici e sia per la tenuta della garanzia della consueta erogazione del servizio. Un duro colpo per un’azienda che garantisce il ciclo integrato dei rifiuti in circa sessanta comuni tra la Valle Peligna e l’Aquilano occupando più di duecento addetti».
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