Fidanzati uccisi dal monossido, condannato

Si chiude dopo 20 anni la causa in Cassazione: c’era un nido di topi, tecnico della caldaia paga i danni
LUCOLI. Si è conclusa in Cassazione dopo quasi venti anni la causa civile (con la conferma della responsabilità di un tecnico) intentata dai parenti di Ilaria Besati, la ragazza di 26 anni deceduta il 23 dicembre del 2001 insieme al suo fidanzato Marco Salvatore Patricolo di 27 anni in una baita di Casamaina di Lucoli dove stavano trascorrendo le vacanze di Natale. Decesso causato dal monossido di carbonio sprigionato da una caldaia. Il malfunzionamento della caldaia sarebbe stato dovuto a una ostruzione nel sistema di evacuazione dei fumi per la presenza di un nido di topi. La causa civile che si è conclusa pochi giorni fa in Cassazione è nata dal ricorso del tecnico, Filippo Cirella, che una decina di anni prima aveva installato la caldaia e pochi giorni prima della tragedia era andato a fare una verifica sul suo funzionamento (anche se l’interessato ha sempre sostenuto che non andò nella baita per controllare la caldaia ma per una perdita di acqua). Il tecnico all’epoca scaricò le colpe sul proprietario della casa (anche lui coinvolto prima nell’indagine penale e poi in quella civile per il risarcimento dei danni) sostenendo che lui la caldaia l’aveva messa in un vano esterno e non comunicante con l’abitazione e che il proprietario avrebbe poi «modificato lo stato dei luoghi». La Cassazione scrive, fra l’altro, che il tecnico il 15 dicembre 2001 «fu chiamato non soltanto come idraulico per una perdita d’acqua, bensì proprio perché era la caldaia che non funzionava, il che, logicamente, conduce a dedurre che il tecnico avrebbe dovuto sottoporre l’impianto a un esame completo e che in tal modo avrebbe constatato anche la presenza del nido di topi da cui è indiscusso che derivò poi l’espansione del monossido di carbonio e quindi il sinistro mortale». I giudici della Cassazione hanno quindi ritenuto inammissibile il ricorso del tecnico confermando la sentenza di Appello che lo condannava a risarcire i parenti. I due ragazzi furono trovati senza vita alla vigilia di Natale del 2001 dai carabinieri della stazione di Lucoli che erano stati messi in allerta dalla madre della ragazza che non riusciva a parlare con la figlia: «Il suo cellulare squilla, ma Ilaria non risponde», aveva detto preoccupata agli agenti. E questi si erano messi alla ricerca della casa dove potevano essere stati ospitati i due giovani. Intorno alle tre del pomeriggio del 24 dicembre individuarono l’alloggio e fecero la tragica scoperta. I due fidanzati erano riversi sul pavimento. (g.p.)
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