Figlio del sindaco nei guai per l’incidente

22 Settembre 2015

I carabinieri lo denunciano: «Non ha prestato soccorso». Lui si difende: «Nessuna omissione, sono rimasto 15 minuti»

AVEZZANO. È stato denunciato dai carabinieri per non aver adempiuto all’obbligo di fermarsi e prestare assistenza dopo un incidente stradale.

A finire nei guai per lo schianto con il Suv che c’è stato domenica all’alba, su corso della Libertà, è Giulio Di Pangrazio, 29 anni, figlio del sindaco di Avezzano, Gianni.

Giulio Di Pangrazio respinge tutte le accuse e nega di aver lasciato il luogo dell’incidente prima dell’arrivo dei soccorsi. Il 29enne era alla guida di una Land Rover Evoque, quando per motivi ancora da accertare, si è schiantato contro una Matiz, che saliva da corso della Libertà. Il figlio del sindaco, in compagnia di un amico, M.F., era alla guida del Suv. Sull’altra auto c’era Luciano Ferro, 37enne avezzanese. Ferro è ancora ricoverato in ospedale. Ha riportato un trauma cranico, la rottura del polso e l’incrinatura di alcune costole. Secondo la ricostruzione fornita dai carabinieri, Di Pangrazio si è allontanato dal luogo dello schianto non curandosi dell’uomo che aveva perso i sensi, riverso sul sedile del passeggero. I reati che i carabinieri della compagnia di Avezzano contestano al 29enne sono quelli assimilabili ai commi 1 e 7 dell’articolo 189 del codice della strada. I carabinieri per ricostruire la vicenda hanno ascoltato cinque testimoni.

Secondo la ricostruzione dei militari del nucleo radiomobile, Di Pangrazio prima è sceso dall’auto insieme a M.F., poi dopo qualche minuto ha ripreso da terra un faro del Suv che si era staccato nello schianto ed è risalito, allontanandosi con il suo amico. Intorno alle 10, insieme a un avvocato, è andato in caserma, giustificando l’allontanamento dal luogo dell’incidente con il fatto che alcune persone, riconoscendolo, avevano inveito contro di lui. In caserma i carabinieri gli hanno riconsegnato anche la targa del Suv, che era rimasta incastrata nella Matiz. Questa mattina i carabinieri presenteranno in Procura l’informativa sull’accaduto, anche con i nomi dei testimoni.

Il diretto interessato si difende con fermezza. «Ma quale omissione di soccorso avrei fatto?» evidenzia Giulio Di Pangrazio «dopo l’incidente sono subito sceso dalla mia auto anche per accertarmi delle condizioni dell’altro automobilista. Appena constatato che il ragazzo era in stato di shock, ma assolutamente non in pericolo di vita, visto che continuava a chiedermi che cosa era successo, ho prontamente provveduto, insieme a uno dei passanti, a chiamare i soccorsi. Anche io ero in stato confusionale e molto agitato, l’incidente d’altronde l’ho subìto anche io. Per maggiore sicurezza ho chiamato un mio amico che subito è arrivato su corso della Libertà, permettendomi, dopo oltre 15 minuti in cui ero rimasto sul posto, di contattare i carabinieri e tornare a casa. Ho preferito allontanarmi perché c’era un po’ di tensione e poi perché non mi sono sentito bene. Sono andato dal mio medico che ha constatato uno stato d’ansia. Non c’è stata fuga. Ho denunciato l’accaduto prendendomi completamente la responsabilità. Sono rimasto, con il ragazzo che era con me in macchina, per 15 minuti sul luogo dell’incidente. Anche i testimoni avvalorano la mia ricostruzione e sono andato in ospedale a trovare il ragazzo con cui ho sbattuto, con il quale ho avuto rapporti cordialissimi. A lui auguro una pronta guarigione».

Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato Antonio Milo, che assiste la famiglia Di Pangrazio. «Falsa la notizia dell’omissione di soccorso» afferma «il mio assistito si riserva di rivolgersi alla magistratura per la tutela dei suoi diritti».

Magda Tirabassi

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