Filetto, viaggio del perdono 79 anni anni dopo l’eccidio

Delegazione nella città dell’ex capitano nazista Defregger diventato vescovo Parole di riconciliazione dal cardinale tedesco: «Mai sopprimere la verità»
L’AQUILA. «Imploro il perdono, cosa che in passato anche da qui, dalla diocesi di Monaco, non è stato fatto in modo sufficiente. Non va mai bene se si sopprime la verità anzi, è determinante guardare sempre alla verità e renderla uno slancio per andare avanti». Parole chiare quelle pronunciate nella sede della diocesi di Monaco di Baviera – davanti a una delegazione di abitanti di Filetto – dal cardinale arcivescovo Reinhard Marx. Filetto, frazione dell’Aquila, il 7 giugno del 1944, fu “teatro” di una strage nazista in cui furono uccise 17 persone. A dare l’ordine del massacro fu un capitano della Wehrmacht, Matthias Defregger, che nel dopoguerra si fece prete fino a diventare vescovo ausiliare di Monaco.
IL CARDINALE
Il cardinale Marx ha pronunciato davanti ai filettesi (fra cui i parenti delle vittime del 1944) quella parola, perdono, che in passato né Defregger né la diocesi di Monaco avevano pronunciato. Le parole dell’arcivescovo sono state messe nero su bianco in una nota pubblicata sul sito della diocesi con le foto dell’incontro al quale ha preso parte Rainer Schnitzler, sindaco di Pocking, la città tedesca dove Defregger è morto nel 1995. Il Comune della Baviera ha dedicato una strada (precedentemente intitolata proprio a Defregger) a Filetto. Ed è stato proprio il Comune di Pocking a invitare in Germania la delegazione della frazione aquilana ricambiando la visita che il primo cittadino e altri amministratori avevano fatto a Filetto il 7 giugno di un anno fa. «La guerra è il male peggiore di tutti», ha sottolineato l’arcivescovo di Monaco nel suo intervento, «e non è mai una soluzione. Quando inizia una guerra si rompe il rapporto tra le persone e la moralità. La guerra ha una dinamica che alla fine distrugge le anime». Il cardinale ha ringraziato gli abitanti di Filetto per aver mantenuta viva la memoria di quell’eccidio. «Sentiamo quanto sia importante non dimenticare, lo sentiamo in molti ambiti della società, compresa la Chiesa», ha detto. Riguardo agli eventi del 1944, il cardinale Marx ha sottolineato due aspetti. Da un lato, l’importanza di «guardare da vicino come ha agito una persona in guerra e come deve essere valutato quel comportamento». Dall’altro la presa d’atto delle proprie responsabilità. «Come ho considerato le mie azioni dopo la guerra?», ha sottolineato il cardinale riferendosi evidentemente al capitano nazista poi vescovo, «ho avuto il coraggio di dire: ho servito un regime criminale, ho sbagliato, è stato moralmente riprovevole e chiedo scusa?». Defregger forse non si è mai fatto tale domanda e da qui le parole di Marx che, quasi 80 anni dopo, ha chiesto lui il perdono ai filettesi. Dalla delegazione di Filetto, ieri di ritorno dalla Germania, il primo commento è stato: «Esperienza intensa e bellissima».
LA STORIA
Tre anni fa il Comune della Baviera decise di ricordare pubblicamente il vescovo Matthias Defregger in occasione dei 25 anni dalla morte. Prima però affidò a una storica il compito di tracciare una biografia del prelato che era stato molto stimato dai fedeli della città tedesca. Dallo studio venne fuori l’oscuro passato di Defregger.
IL DOPO
Nonostante il clamore che la vicenda ebbe nel mondo – a seguito dello scoop di Der Spiegel del 1969 – il vescovo ausiliare di Monaco continuò a esercitare il suo ministero – se pur in forme un po’ più riservate – e non chiese mai ufficialmente perdono ai filettesi. Quando morì, nel 1995, l’allora parroco di Filetto, don Demetrio Gianfrancesco celebrò una messa in memoria di Defregger. La chiesa, a parte il prete e un chierichetto, rimase vuota.
POCKING
Nel 2020 quando il consiglio comunale di Pocking apprese del passato del vescovo non fece finta di nulla. Fu deciso, innanzitutto, di rintracciare qualcuno a Filetto per capire se la vicenda era ancora viva nel ricordo dei parenti delle vittime. E la risposta fu scontata: sì, la ferita di quell’eccidio a Filetto non si è ancora rimarginata e non lo sarà mai. Il sindaco con una lettera chiese agli abitanti del borgo ai piedi del Gran Sasso se gradivano una visita di una delegazione di Pocking. La visita si è concretizzata il 7 giugno di un anno fa. Ora i filettesi l’hanno ricambiata.
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