Fina: «Azzerare i vertici regionali»

8 Marzo 2018

L’aspirante candidato escluso: «Scelte sbagliate, bisogna ripartire»

L’AQUILA. «In Abruzzo il risultato del Pd è stato ancor più negativo perché qui, più che altrove, il partito si è sciolto in una dimensione “al governo”. Non “di governo”, che è la dimensione di un partito che mira a guidare le istituzioni ma al contempo è radicato anche nella società. Ma “al governo”, che è la dimensione nella quale un partito si sostanzia solo nelle persone che svolgono funzioni istituzionali».
È impietosa l’analisi della sconfitta elettorale fatta da Michele Fina, ex segretario del Pd della provincia dell’Aquila e stretto collaboratore del ministro della Giustizia uscente Andrea Orlando. Fina parla di un Pd che ha smesso di pensare agli ultimi per farsi puro e semplice establishment, partito di potere.
«Sul rapporto con le fasce più deboli», afferma Fina, «nel Pd c’è davvero un problema profondo di cultura politica. Abbiamo pensato che ci fosse un automatismo tra l’appartenenza ai ceti sociali più bassi e il voto progressista. Non è così e un politico di sinistra che si meraviglia di questo, e si stupisce che una decisione che ritiene giusta, e magari lo è, non venga percepita come tale, ha sbagliato mestiere. Non conta niente aver governato bene perché il consenso non si costruisce dall’alto. Gli elettori non possono avere torto in democrazia, altrimenti si mina l’idea stessa di democrazia».
Riguardo al Pd abruzzese, «sono successe cose gravi», attacca Fina. «Le candidature sono state scelte tutte dall’alto, con meccanismi poco chiari, tra pochissime persone, esautorando la base del partito, le assemblee provinciali, le articolazioni territoriali. Centinaia di dibattiti, riunioni, confronti e discussioni pubbliche, fatte in mesi e mesi, sono state del tutto inutili perché poi le decisioni le hanno prese D’Alfonso e Renzi».
Fina chiede un azzeramento dei vertici regionali Pd, le dimissioni del segretario Rapino, un nuovo congresso e una ricostruzione del partito: «Bisogna ricreare una comunità, ripartendo dai territori e coinvolgendo in maniera attiva militanti, segretari di sezione, amministratori, iscritti. Partendo anzitutto dai programmi per poi arrivare alla scelta dei leader».( ro.ci.)
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