Fine vita, incontro-dibattito col giudice Billi

Il magistrato a Sulmona per presentare il suo libro: questa materia va disciplinata dal legislatore
SULMONA. Un dibattito sul fine vita e sulla necessità di avere una legge per regolarlo ha animato ieri il cortile di palazzo San Francesco a Sulmona. Protagonista il giudice del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, che ha presentato il suo libro “Soli nel fine vita, il caso Cappato e la necessità di una legge” (edizioni Mondo Nuovo di Pescara). Un testo nel quale viene denunciato il vuoto legislativo su un tema sempre più attuale partendo dal caso di Fabiano Antoniani, conosciuto da tutti come dj Fabo, che a seguito di un incidente stradale rimase tetraplegico. Fabo decise di morire con il suicidio assistito in una clinica svizzera nel 2017 accompagnato dal radicale Marco Cappato, esponente dell’associazione Luca Coscioni, che poi si autodenunciò. «Credo che non sia mai troppo ardito affrontare argomenti come questo», ha precisato il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, «eventi come questo esortano ad avere coraggio. Oggi la politica deve affrontare il tema del fine vita e deve cercare di dare forza a tutte le battaglie che si portano avanti». A dare il benvenuto al giudice Billi anche Luca Tirabassi, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Sulmona, per il quale la sua opera «chiama tutti a una scelta». Proprio in questi giorni, come ricordato da Gabriella Di Girolamo, senatrice e presidente dell’ottava commissione permanente, e la collega di partito Sara Marcozzi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione, sta partendo la campagna referendaria che ha come scopo quello di aprire una riflessione sul fine vita permettendo alle varie posizioni in campo di esprimersi attraverso il proprio voto. «Quando ci si trova al cospetto di una fase dolorosa esiste un diritto a morire che è speculare al diritto alla vita che ciascuno di noi ha?», ha chiesto Billi rivolgendosi ai presenti. «È un dibattito che viene trattato in Italia solo quando ci sono particolari casi, ma il problema interessa molte persone. Sul tema del diritto a morire il dibattito è ampio, nel libro non prendo una posizione ma invoco un intervento del legislatore che deve per forza disciplinare questa materia, altrimenti lascia solo il giudice che è soggetto ad osservare una legge che non c’è, il personale medico sanitario nella totale indecisione e soprattutto il malato che non ha un orizzonte di conforto». All'incontro hanno preso parte anche don Egidio Berardi, responsabile dell'ufficio diocesano per la pastorale della salute e Sabrina Pantalone che hanno esposto la loro posizione dal punto di vista della religione. Pierpaolo Sileri, sottosegretario al ministero della Salute, ha salutato i presenti tramite un collegamento streaming. (e.b.)
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