Fiumi di cocaina: otto arrestati Scacco alla banda della calamita

27 Ottobre 2021

Un giro d’affari di 5mila euro al giorno. I soldi venivano investiti in immobili e attività commerciali La roccaforte era a Pettino, ma quattro membri dell’organizzazione criminale sono ancora ricercati 

L’AQUILA. Utilizzavano le calamite per nascondere la cocaina sotto il fondo delle automobili o nel retro dei guardrail stradali. Sgominata dalla polizia dell’Aquila un’organizzazione criminale che gestiva una fiorente piazza di spaccio in città. Otto le persone finite agli arresti con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ingente il volume d’affari. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica dell’Aquila, «ha inferto un duro colpo all’approvvigionamento e alla vendita della cocaina, sempre più richiesta nella realtà aquilana, disarticolando una delle organizzazioni che negli ultimi anni si è ben radicata nel territorio con lo scopo di fornire una capillare distribuzione della sostanza stupefacente», affermano gli investigatori.
GLI ARRESTATI
In carcere sono finiti Mujadin Dashi 34 anni ed Ermir Bela (29) entrambi di origini kossovare; Avni Pascu (27) macedone; Andrei Gavril Cotlet (25) romeno e Brunilda Xhafa (27) albanese. Arresti domiciliari per Alesio Xhafa (21) e Idajet Saliaj (32), entrambi di origini albanesi, e Angelo Lauria (27) dell’Aquila. Quattro i ricercati per un totale di 16 indagati.
I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE
L’organizzazione, che faceva capo a tre fratelli albanesi, così come spiegato nel corso di una conferenza stampa convocata in questura, gestiva un fiorente traffico di cocaina in città avvalendosi di altre persone di fiducia, spesso legate da vincoli di sangue, che si occupavano a vario titolo dell’acquisto, del trasporto, della custodia e, infine, del confezionamento in dosi e dello spaccio su piazza. Ingente il volume d’affari, quantificato tra i 3mila e i 5mila euro al giorno, che veniva “ripulito” in investimenti immobiliari e attività commerciali non solo in Italia, ma anche all’estero principalmente tra Kossovo e Albania. Come accertato dagli inquirenti, la famiglia era ben radicata nel tessuto sociale ed economico del capoluogo. La roccaforte della banda era il quartiere di Pettino, da qui l’attività di spaccio raggiungeva diverse piazze tra il centro e la periferia quali la statale 80, la zona di via Leonardo da Vinci, San Sisto, l’area di Pile, il quartiere del Torrione e Pizzoli. A capo del sodalizio criminale una figura carismatica che riusciva a garantire a tutta l’organizzazione «la disponibilità di un flusso continuo di cocaina» che gli associati, a loro volta, cedevano volutamente in piccole quantità paragonabili all’uso personale «a ulteriore dimostrazione della particolare pericolosità e scaltrezza del gruppo che cerca di nascondere la propria forza criminale e di apparire come tanti piccoli spacciatori». Le dosi di cocaina portate al seguito erano, infatti, al massimo una o due. Le altre venivano nascoste all’interno di scatolette avvolte in nastro nero contenenti dei magneti che consentivano di nascondere la droga sotto le auto durante il trasporto o dietro i guardrail stradali durante lo spaccio. Un metodo tipico del gruppo criminale i cui componenti, di volta in volta, accedevano nei nascondigli della coca prelevando solo le dosi da consegnare ai clienti evitando così di essere trovati in possesso di grossi quantitativi in caso di controllo delle forze dell'ordine. La complessa attività di indagine, fatta di osservazione, controllo e pedinamento, ha consentito di ricostruire l’attività di spaccio da novembre 2018 a novembre 2020, periodo durante il quale sono state monitorate numerosissime cessioni di cocaina nonché i movimenti dell’organizzazione. Tre i sequestri compiuti durante le indagini, a giugno e a marzo del 2020. Due i chili di cocaina sequestrati. Il costo di ogni dose variava da 30 a 50 euro.
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