Fiumi sfruttati, piano per riavere 35 milioni

25 Giugno 2019

Mancano cinque Comuni per costituire il consorzio Liri Garigliano: D’Amico s’appella ai sindaci

MORINO. A quei Comuni, nel cui territorio ricadono in tutto o in parte gli impianti di produzione di energia idroelettrica, la Cassazione, con la recente sentenza che intima alle società elettriche il pagamento del sovracanone, ha dato l’opportunità di risanare le finanze e garantire ai cittadini i servizi essenziali. Per potere usufruire del sovracanone è necessario però che i Comuni facenti parte di un bacino imbrifero – in questo caso del Liri Garigliano – si costituiscano in consorzio.
Nella provincia dell’Aquila i comuni interessati sono 31, tra i quali c’è anche Avezzano. Al consorzio per essere valido dovrebbero aderirvi almeno 19 Comuni, cioè i 3/5.
«Purtroppo», lamenta Roberto D’Amico, sindaco di Morino, Comune capofila del bacino imbrifero, «il consorzio, che ci consentirebbe di ottenere dalle società elettriche quello che ci spetta, non si è potuto costituire perché vi hanno aderito finora solo 14 Comuni. Ne servono altri cinque. Spero che ci si renda conto dell’importanza della posta in palio. Dai calcoli fatti, la somma che ci spettano 35 milioni. Già a causa del lungo contenzioso giudiziario abbiamo perso la somma relativa al 2013. Se perdiamo altro tempo rischiamo di vedere sfumare anche quella relativa al 2014. Dopo cinque anni dall’emanazione della legge, che decorre dal 2013, infatti, questo diritto i consorzi lo perdono».
Al fine di sollecitare i Comuni a fare il loro dovere, D’Amico ha convocato nella sede della Comunità montana i sindaci del bacino imbrifero. Prossimo incontro ai primi di luglio. La legge di stabilità del 24 dicembre 2012 stabiliva che i sovracanoni, previsti da una legge del 1953, venissero estesi a tutti gli impianti di produzione di energia idroelettrica ricadenti non solo nei Comuni rivieraschi, ma anche in quelli facenti parte dei bacini imbriferi, indipendentemente dalla quota altimetrica. N’è nato un contenzioso con le società elettriche protrattosi per oltre cinque anni.
Alla fine la Cassazione ha dato ragione ai Comuni. «I sovracanoni», è quanto riportato nella sentenza, «per legge, sono destinati a un fondo comune che i consorzi utilizzano per promuovere lo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni interessate e per la realizzazione delle opere che si rendono necessarie per rimediare all’alterazione del corso naturale delle acque. Inoltre, avendo essi natura tributaria, ai consorzi il diritto di beneficiarne viene attribuito direttamente dalla legge».
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