Flessibilità estrema alla 3G ma l’accordo passa

Sulmona, Santavenere (Cisl): «L’azienda ci ha chiesto sacrifici su ferie e festività Però la bozza è nell’interesse dei lavoratori: su 250 solo in 10 hanno detto no»
SULMONA. Sono solo 10 i lavoratori della 3G che hanno votato contro la bozza di accordo su festività non pagate e ferie decise per metà dall’azienda. La crisi occupazionale del territorio e il momento particolarmente difficile, ha fatto scegliere la strada obbligata della conservazione del posto di lavoro ai 250 operatori assunti a tempo indeterminato dal call center sulmonese. La ditta di telecomunicazioni in viale del Lavoro, rappresenta uno dei pochi presidi occupazionali rimasti in città, coi suoi circa 400 dipendenti, 250 assunti con contratto a tempo indeterminato, e 150 con collaborazioni coordinate.
Così se solo alcuni lavoratori parlano di contratto «capestro», i sindacati provano a ridimensionare la questione e spiegare come stanno realmente le cose. «In ogni azienda tre settimane sono a disposizione del lavoratore e una settimana è a disposizione della proprietà», spiega Antonietta Santavenere, della Fistel Cisl, «l’azienda ha chiesto solo che quella settimana potesse essere fruita anche suddivisa in giorni nei momenti di flessione del lavoro. Per le ore di permesso, al momento il contratto ne prevede l’utilizzo da parte dell’azienda del 30%, con questo accordo l’azienda ci chiede di poter arrivare al 50%, sempre per disporle nei momenti di minore lavoro».
Una flessibilità più spinta per far fronte al calo di commesse del periodo e alla crisi del comparto. Nel novembre scorso, il gruppo di telecomunicazioni aveva annunciato 248 esuberi da spalmare negli stabilimenti di Roma, Sulmona e Campobasso e il call center sulmonese aveva comunicato altri tagli alla luce del reintegro di 30 operatori in Molise, disposto dal tribunale che ha rigettato i licenziamenti avviati dall’azienda. 87 erano stati i tagli fatti in città nei mesi scorsi, 51 dei quali sono stati impugnati. Si resta, dunque, in attesa delle sentenze del giudice del lavoro.
Anche perché l’azienda ha accordato di congelare i licenziamenti fino al 30 maggio. Poco più di due mesi per abituarsi a una nuova organizzazione del lavoro. Purtroppo, le nuove commesse non sono bastate al ritiro delle procedure di esubero annunciate. Tra i nuovi contratti si registrava quello di Poste Italiane, che doveva occupare una quarantina di lavoratori, prima di essere dirottato sullo stabilimento di Campobasso.
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