Folla ai funerali del prof Onori Il ricordo dell’amico Visconti Il medico e docente dell’Università dell’Aquila con la passione per la politica si è spento a 86 anni Lo scienziato del clima: «Aveva una profonda umanità, è stato al fianco di sofferenti e indigenti»

22 Dicembre 2022

L’AQUILA. «Luciano ha fatto del bene a tutti e a tutti si è dato. E la gente gli voleva bene». Don Nunzio Spinelli con poche frasi riesce a dipingere i sentimenti delle persone accorse ai funerali di...

L’AQUILA. «Luciano ha fatto del bene a tutti e a tutti si è dato. E la gente gli voleva bene». Don Nunzio Spinelli con poche frasi riesce a dipingere i sentimenti delle persone accorse ai funerali di Luciano Onori, medico internista e docente dell’Università, conosciutissimo in città e scomparso due giorni fa all’età di 86 anni.
«Noi tutti dovremmo ringraziarlo per tutto quello che ha fatto», ha detto il celebrante davanti alla folla in cui si riconoscevano moltissimi medici, che ancora una volta ha riempito Collemaggio. «Il mio caro amico Luciano Onori ci ha lasciato. Al punto in cui era arrivata la sua malattia era inevitabile». Inizia così un messaggio di Guido Visconti, fisico dell’atmosfera e amico dello scomparso professore. «Non mi riconosceva più, forse abbozzava un sorriso. Eppure quanto tempo abbiamo passato insieme a scrivere articoli su Gaia, la dea della Terra, pubblicato con grande successo sui Rendiconti Lincei (per questo la sua gioia era incontenibile) o sulla storia dell’anestesiologia all’Aquila. Il mio ruolo era quello di un semplice dattilografo mentre la sua cultura spaziava dalla Fisica (era affascinato dal principio di indeterminazione) alla biologia, alla filosofia. Quando era in vita il prof. Arturo Conte a cena o in altre occasioni le sue argomentazioni testimoniavano pura beatitudine. L’ultimo lavoro che mi ha dettato (mai pubblicato) sulla storia dell’anestesiologia all’Aquila aveva il titolo “Esplosione identitaria e di potere dell’anestesiologia aquilana a partire dalla seconda metà degli anni ’60” e di nuovo testimoniava una cultura profonda in ogni settore. Viene citato come “comunista” perché è stato candidato per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, ma Luciano era provvisto di una profonda umanità che lo vedeva volontario su molte situazioni di estrema indigenza ed estrema sofferenza. È stato per me un privilegio conoscerlo più di 40 anni fa e di confortarlo a volte in questi ultimi mesi di malattia durante i quali manifestava ancora la volontà di scrivere qualcosa insieme magari saccheggiando Slavoj Zizek, che aveva scoperto da poco. La sua dipartita dopo le lunghe sofferenze è in un certo senso naturale, ma proprio per questo ci lascia così angosciati. Luciano non mi sembra amasse molto la musica popolare, ma per lui mi viene in mente una canzone: “... Ci sono quelli che adorano la solitudine, non sono uno di quelli. In questa epoca di Fibra di Vetro cerco una gemma. La sfera di cristallo sul muro ancora non mi dice niente. Ho pagato il prezzo della solitudine, ma almeno non ho debiti”».