Folla per l’addio a “zio Rico” «Eri il sindaco di Ortolano»

29 Gennaio 2017

Funerali a Pettino per il pensionato Enel travolto dalla valanga davanti a casa Poi l’ultimo viaggio verso il piccolo cimitero della frazione sommersa dalla neve

L’AQUILA. Di sindaci con la fascia ce ne sono due, in prima fila, in chiesa, quello di Campotosto, Luigi Cannavicci, e quello di Crognaleto, Giuseppe D’Alonzo. Eppure, quel nastro tricolore poggiato sulla bara fa capire che un terzo se n’è andato, lasciando grande rimpianto attorno a sé.

«Eri il sindaco di Ortolano», dice commossa una compaesana che al microfono ricorda zio Rico, Enrico De Dominicis, scomparso il giorno del suo compleanno e trovato a distanza di alcuni giorni dalla valanga che lo ha travolto a pochi passi dalla porta di casa, nella frazione di Campotosto sommersa dalla neve e sgomberata con gli elicotteri 48 ore dopo l’allerta e l’isolamento. Una frazione fantasma, dove in tanti aspettano di tornare dopo la permanenza temporanea in albergo all’Aquila.

Ortolano è un paese minuscolo, ma per i funerali di Enrico dimostra di avere un cuore grande. Il passaparola moltiplica le presenze. In tanti, nonostante l’emergenza maltempo e scosse non sia ancora definitivamente passata, si radunano e si abbracciano, nella chiesa di Pettino, vicino al feretro del 73enne pensionato dell’Enel travolto proprio da quella montagna tanto amata.

Parole di conforto per i suoi familiari, il fratello Giocondo e i nipoti, vengono pronunciate dal viceparrocodon Pino Del Vecchio che ricorda, in alcuni passaggi della sua omelia, degli sforzi compiuti dai compaesani per ritrovare l’uomo scomparso.

«Eri presente in ogni circostanza», dice una giovane di Ortolano, «eri zio Rico, lo zio di tutti, dai più piccoli ai più grandi. Tu eri Ortolano, le tue braccia grandi e possenti hanno accolto tutti i bambini che sono nati e cresciuti lì, avevi sempre il sorriso stampato in volto. A ogni festa del paese arrivavi con la tua fascia tricolore, accompagnavi la banda e poi dirigevi la processione formando due file uguali...E guai a chi provava a rompere la fila. Ti comportavi come se fossi il sindaco, e in fondo lo sei stato per davvero. Oggi ci piace pensarti proprio così, con i tuoi vestiti militari, il tuo cappello da alpino e con un foulard tricolore al collo a bordo della tua 500. Caro zio Rico, ti porteremo sempre nel cuore, e tutti noi racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti che a Ortolano viveva un uomo buono come il pane che amava tutti i bambini come se fossero i suoi, che si prendeva cura delle persone anziane con amore e dedizione, una persona cara, allegra, sincera e generosa. Con te va via un pezzetto di cuore di tutti noi, buon viaggio, riposa in pace».

Dopo la benedizione nel piazzale della chiesa, la partenza per l’ultimo ritorno nella sua amata frazione, stretta tra la neve, le frane e le scosse di terremoto. Si è lavorato parecchio, nei giorni scorsi, per liberare finalmente la strada verso il cimitero. «Se ci fosse stato lui», sussurrano gli amici, «si sarebbe dato da fare per sistemare le cose nel paese, anche di fronte a una situazione difficile come questa. Lui, che ne aveva vissute tante, si sarebbe messo davanti per dare l’esempio. Ci mancherà».

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