Fondi europei, imprese agricole nei guai

21 Dicembre 2019

Sono accusate di aver usato per altri scopi soldi destinati al solo sostegno delle attività. Rudere trasformato in megastruttura

L’AQUILA. All’Aquila un manufatto fatiscente è diventato una struttura ricettiva agrituristica di sedici ettari; a Popoli un magazzino destinato allo stoccaggio è stato trasformato in una lussuosa villa.
In altri casi una piccola stalla, ricavata all’interno di una grotta, si è trasformata in una struttura higt tech capace di ospitare sessanta capi di bestiame. Queste e altre situazioni, riscontrate anche nel Teramano, sono state scoperte dalle Fiamme Gialle negli ultimi mesi.
I finanzieri della Compagnia dell’Aquila, pertanto, hanno scoperto, dopo un’accurata indagine, «indebite percezioni e malversazioni relative a finanziamenti europei erogati per circa 4 milioni di euro dalla Regione Abruzzo a vantaggio di realtà agricole colpite dal sisma del 6 aprile 2009».
Le risorse regionali, ricomprese nell’ambito del Psr 2007-2013, erano destinate a ristorare e sostenere realtà economiche danneggiate dal terremoto, favorendo l’acquisto di macchinari ovvero il recupero delle strutture danneggiate.
Cinque imprenditori, dunque, sono stati denunciati a piede libero per aver percepito indebitamente erogazioni ai danni dello Stato. L’ipotesi, dunque, è che i soldi abbiano avuto una destinazione diversa rispetto a quella per la quale erano stati erogati.
I finanzieri hanno effettuato sequestri preventivi nei confronti di alcuni sospettati, anche nella forma “per equivalente”, per oltre 500mila euro.
Alcune situazioni di irregolarità sono state segnalate alla Procura regionale della Corte dei Conti, che ha delegato specifici accertamenti finalizzati a definire le responsabilità del danno erariale rilevato.
«La complessa e articolata attività investigativa», si legge in una nota della Finanza, «ha permesso di accertare che, mediante l’utilizzo di documentazione attestante il falso e/o attraverso un’istruttoria eseguita in maniera superficiale, sarebbero state indebitamente elargite somme per un milione e 600mila euro con un danno all’Erario della stessa entità».
Il reato contestato, e ora all’attenzione dell’autorità giudiziaria, riguarda gli articoli 316 bis e ter del codice penale ovvero l’illecita percezione di fondi.
La pena prevista, in caso di condanna, è la reclusione da sei mesi a tre anni. L’indagine è stata coordinata dal comandante provinciale Gabriele Nastasi e dal capitano Salvatore Coviello.
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