Framiva, l’estate buia di 60 operai: scaduta anche la cassa integrazione

27 Luglio 2021

Resta solo l’indennità di disoccupazione. I sindacati: «Ci sentiamo impotenti, silenzio dalle istituzioni» Svanita la possibilità che altri imprenditori rilevassero lo stabilimento per la produzione dei laminati

L’AQUILA. Il 24 luglio è scaduta la cassa integrazione, senza che nel frattempo sia arrivata una soluzione occupazionale. Per i 60 lavoratori della Framiva, ai quali tre mesi fa era arrivato il preavviso di licenziamento, rimane solo l’indennità di disoccupazione. I timori dei sindacati si sono rivelati fondati: a causa del nodo irrisolto sulla proprietà dello stabilimento di Bazzano, nelle mani di due curatori fallimentari, è saltata anche l’ipotesi di ricollocamento manifestata dall’azienda spagnola che era interessata a rilevare il sito.
«Ci ritroviamo con 60 famiglie senza prospettive di lavoro», commenta amaramente il segretario della Uilm, Clara Ciuca, «e la cosa grave è che l’ennesimo dramma occupazionale del nostro territorio si sia compiuto nell’indifferenza delle istituzioni e della politica. Ormai il fatto che 60 lavoratori giovani, con un’età media di 45 anni e per la maggior parte monoreddito, finiscano in Naspi pare essere diventata una situazione ordinaria, invece che eccezionale. Sono passati mesi e mesi senza che si riuscisse ad individuare una soluzione in merito alla riconsegna dello stabilimento e nel frattempo è svanita la possibilità che altri soggetti imprenditoriali si facessero avanti. E anche noi, come sindacato», sottolinea Ciuca, «ci sentiamo impotenti di fronte al grido di dolore di 60 famiglie».
Fim, Fiom e Uilm avevano sollecitato la riconsegna del sito, specializzato nella produzione di laminati, al curatore fallimentare della ex Otefal, Omero Martella, slegandolo dalla vicenda Framiva, che è ancora irrisolta a livello giudiziario. Sabato scorso è finita la cassa integrazione straordinaria, attivata in seguito al decreto Covid che sospendeva i licenziamenti: 12 mesi non sono bastati per ridare speranze agli operai, che per i prossimi due anni percepiranno l’indennità di disoccupazione e poi vedranno solo il buio.
L’odissea degli allora 170 dipendenti dell’ex Otefal è iniziata nel 2008, con la crisi che aveva investito la famiglia Pozzoli, e nel 2010 era stato approvato il concordato preventivo: alla gara per l’affitto di un ramo d’azienda avevano risposto i siriani della Madar, subentrati nel 2013 con grandi progetti e andati via dopo solo un anno. Nel 2015, alla quinta asta fallimentare la Framiva Metalli di Varese si era aggiudicata il sito, ricollocando 60 persone, ma senza completare l’acquisto dell'immobile. Il resto è cronaca i questi giorni.
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