Framiva, niente fallimento Speranze per 60 lavoratori

La Corte d’Appello di Milano riapre la partita dei dipendenti del sito di Bazzano Ciuca (Uilm): personale in ansia, serve l’impegno delle istituzioni nella vertenza
L’AQUILA. Il fallimento era stato decretato lo scorso luglio dal tribunale di Busto Arsizio. Dopo il ricorso dell’azienda, la Corte d’Appello di Milano ha revocato la sentenza. Ora per la Framiva Metalli, la ex Otefal di Bazzano, torna la possibilità del concordato preventivo, che dovrà essere valutato nuovamente dai giudici di Busto Arsizio. Nel frattempo, i 60 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria.
Cosa succederà? Se lo chiede la Uilm, visto che l’ammortizzatore sociale è legato alla procedura di fallimento. «Abbiamo saputo della revoca del fallimento», spiega Clara Ciuca della Uilm, «e speriamo che già la prossima settimana ci arrivino notizie più dettagliate da parte dell’azienda e del curatore fallimentare. Per adesso, c’è solo molta confusione e il personale è preoccupato. Se la revoca è definitiva e la fabbrica potrà riaprire, con il ritorno al lavoro di tutti gli operai, sarà un ottimo risultato. Ma al momento serve chiarezza», sottolinea Ciuca, «anche per garantire un reddito ai lavoratori, visto che l’attuale cassa integrazione è legata alla procedura di fallimento. E serve l’impegno istituzionale nel seguire la vertenza».
Ad accogliere il ricorso presentato dai legali della Framiva di Varese è stata la quarta sezione civile della Corte d’Appello di Milano, che ha revocato la sentenza di fallimento emessa dal tribunale di Busto Arsizio, che lo scorso 24 luglio aveva rigettato la richiesta di concordato preventivo avanzata dall’azienda. Richiesta che ora dovrà essere di nuovo valutata. Secondo la Corte d’Appello di Milano, “la nuova proposta concordataria non poteva essere bocciata tout court, essendo sempre necessario verificare, in concreto, se quella successiva sia stata presentata a soli scopi dilatori ed elusivi, ovvero se legittimamente la stessa rappresenti una nuova e diversa proposta per la soluzione pattizia della crisi di impresa, da sottoporsi alla necessaria approvazione del ceto creditorio; che è possibile dichiarare il fallimento pur in pendenza di una procedura concordataria, ma sulla base della regola di prevenzione, solo dopo che la domanda di concordato sia stata esaminata e risolta in senso negativo”. La vicenda della fabbrica di Bazzano, specializzata nella produzione di laminati, è molto complessa: la società di Varese ha rilevato l’ex sito Otefal nel 2015, alla quinta asta fallimentare e dopo il passaggio dei siriani della Madar, che avevano affittato lo stabilimento per poi abbandonarlo dopo un anno. Lo scorso marzo, ancor prima del fallimento, c’era stata una battaglia legale e si era rischiato l’annullamento dell’acquisizione da parte della Framiva, visto che non risultava versata l’ultima rata di 2 milioni e 700mila euro. Gli operai si erano mobilitati per difendere il posto di lavoro. (r.s.)

