Frasi blasfeme sui muri della chiesa «Così i vandali diventano padroni»

16 Settembre 2018

Imbrattata la facciata di San Flaviano, altre scritte invadono edifici restaurati in centro storico L’indignazione corre sui social, chiesto al Comune un giro di vite per combattere il degrado

L’AQUILA. All’Aquila c’è un pezzo di città tutto nuovo, operai al lavoro per rimettere a posto quello che resta ancora da fare. Ogni giorno c’è il resoconto di quanto lo Stato sta spendendo per rimetterla a posto. Si potrebbe fare di più, si potrebbe fare meglio. Ma se c’è una cosa che agli aquilani davvero non va giù è quella di vedere imbrattato un muro appena rimesso a posto. Poco importa che sia con il segno di un pennarello maneggiato da un giovane che vuole informare la città del suo fidanzamento, o del giovane writer che lascia messaggi ai posteri in una lingua incomprensibile. Basta la foto di una scritta, una singola scritta sul muro e pubblicata sui social network, che in città monta l’indignazione. È capitato anche ieri quando su Facebook sono state pubblicate le foto di due scritte, una peraltro blasfema, messe a imbrattare il muro appena rimesso in sesto della chiesa di San Flaviano, e di un piedritto in pietra di un portale in via Tre Marie, per scatenare la rabbia degli aquilani. «Con tutta la fatica che stiamo facendo, con tutto il lavoro che c’è dietro a ogni singola pietra che torna al suo posto, non è possibile che tutto sia vanificato con un pennarello», è il coro unanime che corre veloce sul web. Ecco quindi la richiesta di mettere il prima possibile un impianto di videosorveglianza che possa preservare il lavoro che si sta facendo in città.
GIRO IN CENTRO. In un breve giro dei vicoli del centro storico dell’Aquila, in mezzo ai cantieri, le transenne e i ponteggi, la maggior parte delle facciate dei palazzi appena rimesse a nuovo è fortunatamente ancora pulita. Da molti palazzi spuntano le telecamere degli impianti di videosorveglianza privati, e questo è già un deterrente. Purtroppo ci sono alcune eccezioni. In via Roma, ad esempio, sulla facciata laterale di un palazzo restaurato compaiono una lunga serie di scritte e dipinti. “Felix impianti” è la scritta in vernice rossa che compare sulla facciata di un palazzo che affaccia su via Cimino. In viale Duca degli Abruzzi, un palazzetto, da alcuni anni è deturpato da alcune scritte. I portici di San Bernardino sono stati appena ripuliti e già compaiono le prime scritte. È solo questione di tempo che i portici saranno di nuovo imbrattati. Così come sono di nuovo imbrattate con enormi scritte le edicole di San Bernardino, che si affacciano sull’imponente scalinata. Rimesse a nuovo dopo il sisma del 2009, erano state deturpate subito dopo la loro riapertura. In quel caso, però, l’autore del gesto era stato identificato. Il ragazzo, all’epoca minorenne, si è così ritrovato davanti al giudice minorile e per i genitori era arrivata la condanna a un pesante risarcimento. Così come hanno dovuto risarcire tutti i danni i giovani che, dopo la fiera dell’Epifania di alcuni anni fa avevano dato fuoco a degli scatoloni poggiati sotto Palazzo Paone, lungo corso Vittorio Emanuele, appena rimesso a nuovo dopo il sisma. Un gesto definito goliardico che aveva però deturpato parte della facciata. Il giovane autore del fattaccio ha dovuto risarcire il danno, e si è anche scusato con la città. «Sono stato uno stupido», aveva detto ai giornali, «non lo farò mai più». Ma la situazione in centro non pare essere cambiata.
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