Frasi razziste nell’esposto contro la mensa

Ricorso al Tar e al giudice ordinario: così la Fraterna Tau difende la struttura per i poveri che il Comune vuole demolire
L’AQUILA. Immediato ricorso al Tar e al giudice ordinario. Queste le “armi” con le quali la Fraterna Tau – che gestisce a piazza d’Armi la mensa dei poveri e altre strutture di accoglienza (compresa la chiesa) e che il Comune con atto del 17 settembre a firma del dirigente Domenico de Nardis ha ordinato di demolire – si prepara a dare battaglia per evitare che venga cancellato un presidio di solidarietà. Ieri Pierino Giorgi, priore generale della Fraterna Tau, padre Quirino Salomone (il motore di mille iniziative a favore dei più poveri) e l’avvocato Fausto Corti hanno illustrato alla stampa il percorso che intendono intraprendere per opporsi a un’ordinanza che, se venisse applicata alla lettera, provocherebbe, entro 3 mesi, la demolizione di tutti gli edifici costruiti dopo il sisma grazie a fondi raccolti anche dal quotidiano “il Centro”. La vicenda si snoda su due piani: uno tecnico-giuridico e uno più politico.
ASPETTO TECNICO. Con i ricorsi a Tar e giudice civile si punta a mettere in discussione dalle fondamenta l’ordinanza. Senza andare troppo nel dettaglio, nel protocollo d’intesa dell’aprile 2010 (il complesso fu inaugurato il 5 aprile) firmato dal Dipartimento della Protezione civile, dal sindaco Massimo Cialente, dalla Fraterna Tau e dall’allora amministratore delegato del Centro, Domenico Galasso, si stabilì che il terreno sarebbe rimasto di proprietà comunale ma “la proprietà delle strutture è attribuita alla Fraterna Tau che per tutta la durata di utilizzo e fino a cessate esigenze assicura la gestione e la conduzione delle stesse”. La frase chiave è “fino a cessate esigenze”. È noto che la Fraterna Tau, prima del terremoto del 2009, aveva sede in via dei Giardini (zona Villa comunale) in una ex scuola ristrutturata. Quell’edificio è stato danneggiato dal sisma ed è quindi inagibile. La Fraterna Tau ha dunque ancora l’esigenza di restare a piazza d’Armi, a meno che il Comune non voglia chiudere, per scelta precisa, la mensa dei poveri e tutto il resto. Nell’ordinanza si legge anche che se entro 90 giorni non verrà tutto demolito a spese della Fraterna Tau sarà interessata la prefettura che “potrà servirsi anche del Genio militare”. Sarebbe la prima volta in Italia che una mensa dei poveri verrebbe abbattuta dall’Esercito in una folle “guerra” contro indigenti (ci sono 120 famiglie aquilane che ogni settimana ritirano il pacco viveri) e immigrati. Nell’atto comunale sembra esserci anche una sorta di via di uscita che di fatto contraddice tutto quanto viene detto in precedenza. Infatti in un passaggio si legge: “La demolizione delle opere abusivamente realizzate e acquisite al patrimonio comunale è a spese dei responsabili dell’abuso salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici in ordine alla loro conservazione”. Una frase sibillina che si potrebbe tradurre così: il consiglio comunale può bloccare lo “scempio”. Il presidente dell’assise municipale Roberto Tinari pare abbia l’intenzione di convocare una seduta ad hoc (alla conferenza stampa hanno assistito i consiglieri Lelio De Santis e Carla Cimoroni oltre all’onorevole Stefania Pezzopane).
ASPETTO POLITICO. Un’eventuale decisione del consiglio assumerebbe chiaramente una valenza politica. E questo secondo aspetto non è secondario nella vicenda. Due le questioni: la prima è che la Fraterna Tau da mesi sta cercando un’interlocuzione con il Comune per trovare una soluzione. «Noi non vogliamo lo scontro», ha detto Giorgi, «ma proprio quando pensavano di essere vicini a un’intesa l’ordinanza è diventata di dominio pubblico e a quel punto tutto si è fermato». In realtà un altro tentativo di mediazione (a prescindere dai ricorsi a Tar e tribunale) ci sarà il 26 ottobre, ma le speranze che possa portare a esiti positivi sono poche. La seconda questione parte da una domanda che Giorgi ha fatto a se stesso e alla città durante la conferenza stampa: «A chi giova tutto ciò?». Una mezza risposta arriva sempre dalla lettura dell’ordinanza. Infatti è messo nero su bianco che l’input ad agire sia arrivato al Comune da un esposto anonimo giunto il 20 aprile 2020 ed esaminato subito, tanto che il 24 aprile i vigili urbani si sono presentati per un sopralluogo. La cosa “curiosa” è che l’esposto anonimo non denuncia tanto il presunto abuso edilizio (che pure alla fine viene richiamato), ma è semplicemente infarcito di frasi razziste contro la presenza nella struttura di “immigrati che fanno la pacchia” sporcano e danno fastidio agli aquilani. Un cliché visto e sentito mille volte. Giorgi non ha voluto premere su questo tasto. Ha solo detto che una volta che la Fraterna riavrà la sede di via Giardini lascerà al Comune tutta la struttura. «Quindi», ha sottolineato, «abbatterla non è una cattiveria contro di noi, ma contro gli aquilani».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

