Frattale lascia la presidenza Ance «Mi sono battuto per la legalità»
Il costruttore: lascio un'associazione autorevole, di forte riferimento per istituzioni e imprese In questi anni ho capito che L’Aquila ha in sé la forza per rialzarsi dalla tragedia del terremoto
L’AQUILA. Anni di mandato difficili, dal 2010 al 2016. Anni di duro lavoro, di battaglie con il Governo, di affermazione della legalità e di difesa delle imprese locali. Il tutto con l’autorevolezza e l’orgoglio «di essere aquilano». Gianni Frattale, 67 anni, da sei al timone dell’Ance della provincia dell’Aquila, lascerà l’incarico domani, in coincidenza con l’elezione del nuovo presidente, per dedicarsi a tempo pieno alla sua azienda, la Edilfrair, e alla famiglia. Ma resterà nel consiglio direttivo dell’Ance nazionale.
Presidente, nel suo mandato ha dovuto affrontare tutta la fase del post-terremoto. Ricorda il momento più difficile?
«L’attenzione al territorio e l’autorevolezza decisionale sono stati i cardini del mio mandato. Un lavoro quotidiano enorme. Basti pensare che ho visto transitare di tutto, dal decreto 27 dell’allora commissario Chiodi, nel 2010, alla legge Barca e, poi, tutte le ordinanze. Decine e decine, fino ad arrivare alla legge sulla ricostruzione. Siamo stati chiamati a gestire un marasma di disposizioni e decreti che, di volta in volta, mutavano lo scenario di riferimento. In tutto ciò, l’Ance è sempre stata in prima linea, facendo sentire la propria voce, per la difesa delle regole, delle imprese sane, con un costante dialogo con le istituzioni nazionali».
Quali risultati ha portato a casa?
«Molti. Il Contratto-tipo, stipulato nel 2010 per disciplinare il rapporto tra imprese e committenti che prevede paletti precisi, compresa la sistemazione logistica degli operai; il badge unico di riconoscimento per il controllo dei flussi nei cantieri; il pacchetto delle polizze fideiussorie, compresa la postuma decennale che garantisce l’opera per dieci anni; il rating per distinguere la qualità di un’azienda dal punto di vista finanziario e tecnico-professionale. Abbiamo accolto di buon grado le “white-list”, le liste di iscrizione alla Prefettura, e contribuito allo sgombero delle macerie con il sistema di controllo telematico Cbu, che fornisce la tracciabilità completa, fino allo smaltimento».
Le imprese locali non sempre hanno giocato un ruolo di primo piano nella ricostruzione. Perché?
«Nei primi tre-quattro anni dopo il sisma le aziende edili del territorio sono state quasi tagliate fuori dall’arrivo di grandi gruppi dall’esterno, che hanno fatto man bassa di lavori, seminando solo debiti e creando enormi problemi a tutta la filiera. Moltissime imprese aquilane ne sono uscite con le ossa rotte».
Nella stesura della legge sulla ricostruzione l’Ance è stata parte attiva nel dialogo con il Governo?
«Inizialmente c’era la volontà di azzerare tutti i pre-contratti di appalto: per le imprese del territorio sarebbe stata una catastrofe. Siamo riusciti a modificare questo passaggio e rimettere al centro i diritti acquisiti e la legalità».
Proprio la legalità è stata punto focale del suo mandato.
«Sì. Fa parte del mio dna e di quello della mia impresa e l’ho trasferita nel contesto della programmazione dell’Ance. Un doveroso ringraziamento va alla magistratura, alla Prefettura, alle forze dell’ordine per le iniziative messe in campo. Un filtro importante contro rischi malavitosi».
Quale eredità lascia all’Ance e all’Aquila?
«Ho vissuto il mio ruolo con emozione e partecipazione. Consegno un’associazione autorevole, di forte riferimento per il mondo istituzionale e le imprese iscritte. All’Aquila e al territorio, invece, lascio il valore di una città che ha dimostrato di avere la forza per rialzarsi».
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