Fresu: «Grande emozione suonare a Collemaggio»

2 Settembre 2019

Il musicista entusiasta del festival: resto, ma cedo il posto di direttore artistico Il bilancio: «Dal 2015 a oggi qui sono passati 2.600 musicisti per 400 concerti»

L’AQUILA. «È stato uno dei momenti più emozionanti di queste cinque edizioni». Sono le sei di sera, la maratona in centro storico del Jazz italiano per le terre del sisma è quasi terminata, ma Paolo Fresu, il direttore artistico, ha ancora negli occhi la bellezza della basilica di Collemaggio gremita di gente per assistere al suo concerto mattutino, “Back to Bach”. Un viaggio che ha spaziato dalla musica barocca a quella contemporanea, nel quale il trombettista e compositore sardo è stato affiancato dal fisarmonicista Daniele Di Bonaventura e dall’ensemble di musica classica “I Virtuosi italiani”. Mille persone, forse più, ad ascoltare in religioso silenzio una musica lontana anni luce dai motivetti commerciali. Se esiste un’immagine in grado di esprimere al meglio il significato e il messaggio di un festival entrato ormai nelle fibre del pubblico aquilano (ma non solo), è questa.
«Anche questa quinta edizione ci lascia molto soddisfatti», afferma Fresu. «Peccato solo per il tempo, che non è stato molto clemente. Ma alla fine abbiamo avuto tutte le location piene, con gente in fila pur di entrare e prendere parte ai concerti. Anche la serata di sabato con Ornella Vanoni, è stata bellissima. Credo che per il futuro dovremo mantenere questa formula».
Fresu ha già annunciato che dal prossimo anno non sarà il più direttore artistico, anche se continuerà a essere presente come presidente della Federazione jazz italiano, che si occuperà di tutta la parte logistica: «Vorremmo che ogni anno ci fosse un direttore artistico diverso, che potrà essere un musicista o un’altra persona legata al mondo del jazz. A lui spetterà scegliere i generi da rappresentare e chiamare i vari musicisti. La manifestazione proseguirà nello stesso solco tracciato in questi anni, con concerti itineranti in luoghi diversi. Credo che manterremo anche la soluzione dei due giorni. Anche se non sarò più il direttore artistico, continuerò a essere vicino all’Aquila. Qui mi sento a casa».
Fresu ricorda i numeri ottenuti dal festival in cinque edizioni: «Dal 2015 a oggi all’Aquila sono passati 2.600 musicisti, abbiamo organizzato più di 400 concerti in centinaia di luoghi. Solo nella prima edizione abbiamo avuto 60mila presenze». Sono cifre che danno anche l’idea di quanta gente e di quale volume di affari possa muovere la musica e, in generale, la cultura. «Con la cultura si mangia eccome», osserva Fresu, «da tanti anni organizzo un festival jazz in Sardegna che è arrivato ad avere un indotto di 3 milioni netti. Sono soldi che restano sul territorio. Bisogna credere di più nella cultura e soprattutto bisogna investire. Solo con una buona semina si ha un buon raccolto».
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