Fu snobbato, ma lascia una traccia

A 13 anni dal sisma la sua figura continua a porre interrogativi sulla prevenzione
Giampaolo Giuliani non c’è più. Fisicamente. La sua traccia nella storia recente dell’Aquila resterà, invece, per sempre. A quasi tredici anni di distanza dal tragico terremoto del 6 aprile del 2009 la sua figura e le vicende che lo coinvolsero continuano a porre interrogativi su quello che allora, a scopo preventivo, poteva essere fatto e non fu fatto.
Giuliani nel pre-sisma sembrò il “classico” profeta che grida nel deserto. Anche la stampa (a partire da chi scrive) inizialmente lo snobbò perché le sue “previsioni” sembravano più un gioco da “piccolo chimico” senza nessuna conferma scientifica. Quando a fine marzo 2009 Giuliani annunciò la possibilità che un forte terremoto potesse colpire Sulmona la parola più cortese con la quale venne definito fu “incompetente”. A Sulmona scosse forti, come è noto, non ci furono, mentre, poco più di una settimana dopo, L’Aquila finì in macerie. La reazione dell’allora Protezione civile rispetto agli allarmi di Giuliani e alla tensione che saliva in città fu di organizzare il 31 marzo del 2009 una veloce riunione della Commissione Grandi rischi non per fare un’analisi approfondita sulla sequenza sismica che da mesi “perseguitava” il capoluogo, ma solo per zittire Giuliani che per giorni fu costretto a isolarsi in casa e a non parlare con nessuno. Qualcuno per fortuna la notte fra il 5 e 6 aprile del 2009 gli diede retta e, di fronte a due scosse forti a distanza di poco tempo, decise di passare la notte fuori e si salvò. La questione ancora oggi non è se Giuliani all’epoca fosse in grado di prevedere i terremoti (e non lo era) ma se la Commissione Grandi Rischi fece o meno quelle valutazioni approfondite che andavano fatte. La sentenza di Appello che ha assolto tutti i componenti (salvo il capro espiatorio Bernardo De Bernardinis) ci ha detto che i membri di quella Commissione quel giorno, all’Aquila, nemmeno si riunirono ufficialmente. Vennero per quattro chiacchiere fra vecchi amici. Ecco perché il processo Grandi Rischi non è stato un processo alla scienza, perché quel 31 marzo 2009 all’Aquila la scienza, ufficialmente (e lo dice una sentenza), non c’era.
Ciao Giampaolo, comunque onorato di aver conosciuto una persona buona e sensibile.
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