Fucino e cambiamenti climatici Giannini: «Riallagarne una parte»

19 Agosto 2017

La proposta del professore nella relazione che sarà presentata in un convegno a Tagliacozzo Il dibattito va avanti da oltre un secolo. Secondo l’esperto aumentati i fenomeni meteorologici estremi

AVEZZANO. In una delle estati più torride della storia rispunta la proposta di riallagare una parte del Fucino. L’ultima volta fu l’ex sindaco di Avezzano, Mario Spallone, a rispolverarla.
Dopo un paio di decenni lo fa il professor Giorgio Giannini, studioso e storico, secondo il quale sono necessari interventi per mitigare il clima sull’altipiano che ha ospitato un lago fino al 1875-1876 (anni in cui fu completato lo svuotamento avviato dal principe Torlonia).
«Probabilmente sarà necessario ripristinare, gradualmente, un piccolo lago, eventualmente nella zona del Bacinetto, come era stato già previsto sia dagli ingegneri romani al tempo del prosciugamento effettuato sotto l’imperatore Claudio, sia nel progetto attuato da Torlonia», sottolinea Giannini. «Inoltre, anche in alternativa al ripristino del piccolo lago, sarà necessario realizzare delle zone boschive, di ampia estensione, eventualmente con alberi a rapida crescita, come i pioppi, per sfruttarne la produzione della cellulosa. Inoltre, sarebbe utile anche il rimboschimento delle pendici dei monti intorno al Fucino. Siamo sicuri che, dopo aver trovato la soluzione migliore, si riuscirà a mitigare il clima nel Fucino, in modo che gli abitanti della Marsica non solo possano vivere meglio, ma possano anche coltivare di nuovo gli olivi, le viti e gli alberi da frutta, come si faceva in passato. Siamo inoltre certi che i paesi della Marsica torneranno a essere, come dopo la bonifica claudiana, luogo di amena villeggiatura».
Anche di questo si discuterà nella conferenza-dibattito dal titolo “Migliorare la climatologia del Fucino”, in cui sarà relatore lo stesso Giannini, in programma sabato 26 agosto alle 11 nella sala consiliare del Comune di Tagliacozzo (evento promosso dall’Associazione culturale marsicana).
È acclarato che il prosciugamento del Fucino comportò un profondo mutamento climatico. «Cambiamento che si è acuito nel corso del tempo e ha causato molti gravi danni», sostiene Giannini. «Infatti sono aumentati, non solo nell’ex bacino lacustre prosciugato, ma anche nelle zone limitrofe, i fenomeni meteorologici estremi, con precipitazioni più intense e temperature più basse durante l’inverno ed estati più secche e calde, con il raggiungimento di alte temperature, in passato non registrate. Queste forti escursioni termiche sono confermate dalle registrazioni della temperatura, effettuata giornalmente dal 1854 al 1873, quindi nel periodo di prosciugamento, e poi, ogni 10 giorni, fino al 1906, e anche dalle registrazioni effettuate dall’Arssa dal 1951. Le variazioni climatiche si sono aggravate negli ultimi decenni, tanto che nel 1985 si è registrata la temperatura minima di ben -23° a Borgo Ottomila e nella zona di Telespazio».
Nella relazione del professor Giannini si trovano anche cenni storici. Nel 1882, l’avvocato Giuseppe Cerri, membro del consiglio provinciale dell’Aquila, propose di ripristinare una parte del lago, nell’area del Bacinetto, come previsto nel progetto Torlonia. Al riguardo presentò un ordine del giorno, approvato con 32 voti a favore e 3 contrari, nel quale è scritto: «Il consiglio, ritenuto che l’essiccamento totale del lago ha prodotto tali alterazioni climatiche da risultarne seria compromissione degli interessi generali di molta popolazione della Marsica, fa voti al Real Governo perché, in base al contratto, obblighi il principe Torlonia a ripristinare una parte del Fucino, nella quantità che sarà ritenuta necessaria, onde in avvenire abbiano a rimanere incolumi i generali interessi di quelle popolazioni che attualmente si veggono seriamente compromessi».
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