Fucino, il freddo spaventa Si temono danni enormi

18 Maggio 2019

Bloccata la crescita degli ortaggi e da due settimane sono in ritardo le semine Confagricoltura sollecita aiuti pubblici per supportare polizze assicurative 

SAN BENEDETTO DEI MARSI. I prodotti della terra seminati a marzo non stanno crescendo e le colture sono state danneggiate dal binomio piogge di giorno e gelate di notte. È questo il primo passo verso una crisi dovuta al freddo fuori stagione e che potrebbe arrecare al settore agricolo del Fucino un danno senza precedenti. Quest’anno sembrava infatti che la primavera fosse arrivata in anticipo. E l’inverno mite aveva spinto gli agricoltori ad anticipare le semine, già da marzo: oltre alle patate, c’erano stati i primi trapianti di radicchio, finocchi e insalate. «Gli agricoltori», chiarisce al riguardo Giammarco De Vincentis del consiglio direttivo di Confagricoltura L’Aquila, «sono sì consapevoli che a fine marzo o aprile ci sono ritorni di freddo che possono danneggiare i frutteti in fiore e i vigneti, ma mai hanno assistito a maggio a piogge così abbondanti e, soprattutto, al calo delle temperature. Da oltre venti giorni la colonnina danza intorno a zero gradi».
Da due settimane non è stato possibile fare le semine programmate e questo farà slittare il raccolto dei prodotti da fine luglio a dopo il 15 di agosto. Molte varietà di insalate rischiano di essere danneggiate dal caldo che farà sviluppare malattie come la virosi delle verdure e la temibile peronospora della patata. «Abbiamo paura che dopo un ultima gelata, col primo caldo», spiega De Vincentis, «si incominceranno a fare i primi conti dei danni» .
Fino a qualche anno fa, molti ortaggi venivano assicurati e una parte delle spese veniva rimborsata dall’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura attraverso il piano nazionale per le calamità naturali. Ultimamente, però, il meccanismo del rimborso si è inceppato e gli aiuti per le calamità del 2015 e 2016 sono stati pagati solo nel 2018, e non a tutti. Ci sono aziende che aspettano ancora e hanno fatto causa all’organismo pagatore. «Non essendoci più contributi diretti, solo le polizze assicurative possono salvare le aziende dal tracollo finanziario per effetto delle calamità naturali», aggiunge Stefano Fabrizi, direttore di Confagricoltura L’Aquila, che chiede un meccanismo più agevole di rimborso, «gli agricoltori non possono sopportare, senza l’aiuto pubblico, tariffe assicurative che in tre anni sono più che raddoppiate per cui una polizza per il radicchio o l’insalata arriva a costare anche 1.500 euro per ettaro. Molti ortaggi non sono assicurati e il rischio di ingenti perdite economiche è concreto».
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