Fucino riallagato, il piano divide «È dannoso». «No, valutiamolo»

Il Comune di Avezzano: «Attività agricola di primaria importanza e non si può sacrificare Telespazio» Delle Coste (WWf): «Discutiamo in modo serio, un invaso può essere utile anche per gli incendi»
AVEZZANO. Le parabole di Telespazio dovrebbero traslocare, Borgo Ottomila, tanti campi e qualche azienda finirebbero sott’acqua, così come diverse case coloniche. Scenari impensabili o no? La proposta del professor Giorgio Giannini di riallagare parte del Fucino, come possibile soluzione ai cambiamenti climatici nella zona, ha quantomeno innescato una pioggia di reazioni sul futuro della piana.
«Le proposte del professor Giannini potrebbero danneggiare gli imprenditori, appaiono superficiali e non ben ponderate da una consapevolezza sulla realtà che esprime la piana del Fucino», interviene l’assessore all’Agricoltura del Comune di Avezzano, Kathia Alfonsi, «Fucino rappresenta una realtà agricola di primaria importanza per l’intera Italia con i suoi 8 milioni di quintali di produzione orticole, di indispensabile motore economico della Marsica, con i 450 milioni di Pil agricolo che scaturiscono dall’attività di 15mila addetti diretti e indiretti occupati nell’attività primaria. Non è solo l’agricoltura ad essere sacrificata dalle proposte del professore, il Telespazio è una infrastruttura strategica di livello mondiale che si trova nel Bacinetto, esistono infatti all’interno dell’alveo altre attività artigianali e commerciali oltre a consistenti nuclei urbani».
Per la Alfonsi si deve parlare di altro. «In questo momento, per il Fucino la priorità deve essere un programma specifico e diretto per assicurare le indispensabili risorse idriche», aggiunge l’assessore, «per questo a luglio, insieme ai Comuni marsicani, anche quello di Avezzano ha sottoscritto un documento che impegna il presidente della Regione Luciano D’Alfonso a utilizzare le risorse 50 milioni del Masterplan per l’impianto di irrigazione fisso su tutta la piana e per l’adeguamento degli impianti di depurazione».
«Il territorio si è espresso e non c’è modo di tornare indietro», conclude l’assessore, «mentre dal professore Giannini si può mutuare il suggerimento di dare avvio a un’intensa opera di imboschimento dei versanti confluenti e realizzare aree forestali di infiltrazione per il ricarico della falda. Tutte queste aree produrrebbero effetti ambientali in senso lato ma anche luoghi di fruizione per il tempo libero, come auspica il professore. Attività agricola intensiva e ambiente non sono in contrasto e lo dimostrano le scelte di grandissimi gruppi commerciali, agroindustriali e della grane distribuzione organizzata che non hanno difficoltà ad associare i loro marchi alla faccia degli straordinari imprenditori agricoli del nostro Fucino».
Per Walter Delle Coste di Wwf Abruzzo Montano il piano per riallagare parte del Fucino «potrebbe essere un elemento da valutare».
«Adesso si pompa acqua a una profondità di 300 metri per riempire i canali», sottolinea Delle Coste, «il problema va affrontato in modo serio, pensando anche all’eccessivo utilizzo dei trattori, accesi ininterrottamente e altamente inquinanti. E un invaso può essere utile anche alla luce delle emergenze incendi. Di certo non c’entrano i cambiamenti climatici, perché il fenomeno è a livello globale».
Sulla vicenda interviene Sergio Rozzi, responsabile del Centro natura Marsica-Associazione il Salviano: «Non si risolve il problema del clima con un nuovo lago Fucino, pensiamo invece a recuperare tutta l’acqua che si perde e pensiamo a far funzionare i depuratori. Non c’è una mappa territoriale in cui vengono censite tutte le emergenze, non solo quelle ambientali: esiste per esempio una mappa delle sorgenti? La biodiversità la tuteliamo facendo un’analisi accurata, coinvolgendo esperti in materia, come agronomi, geologi o economisti, e migliorando la qualità della vita».
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