Fucino, rischio restituzione delle terre avute senza titolo

29 Novembre 2015

La Regione potrebbe acquisire e vendere a prezzo di mercato gli appezzamenti Agricoltori alle strette: dovranno avere i requisiti per essere proprietari

AVEZZANO. Riuscirà l’attuale giunta regionale, con la recente legge, a fare emergere le numerose irregolarità verificatesi nel Fucino con l’assegnazione delle terre, dopo la Riforma agraria? E soprattutto avrà la forza e la volontà politica di togliere la terra a chi non ha i requisiti, per venderla all’asta? Oppure il timore di alienarsi le simpatie di una fetta del proprio elettorato consiglierà di lasciare le cose come stanno? Così come hanno fatto l’Ente Fucino prima e l’Arssa dopo. Vale la pena ripercorrere le tappe di una vicenda che si trascina da oltre 60 anni.

Con la Riforma agraria del 1950, i terreni del Fucino (circa 14mila ettari), espropriati ai Torlonia, divennero di proprietà dell’Ente Fucino, il cui compito era quello di portare avanti la riforma fondiaria, assegnando la terra ai contadini, promuovendo e incentivando gli investimenti, sperimentando nuove tecniche di coltivazione e fornendo consulenza agli assegnatari. Prima di procedere all’assegnazione, l’Ente operò un accorpamento dei lotti. L’eccessiva frammentazione, infatti, non garantiva all’agricoltore un sufficiente reddito. Così i circa 30mila appezzamenti furono ridotti a 10mila. L’assegnazione delle terre ai contadini avveniva mediante contratto di vendita, con pagamento rateale in 30 anni. È accaduto però che tanti assegnatari – il numero esatto non si conosce – non solo non hanno pagato il canone, ma, all’insaputa dell’'Ente, hanno venduto anche la propria quota, con scritture private tra le parti. Scritture che di fatto erano nulle, sia in base all’articolo 18 della legge sulla Riforma, sia in base al contratto con l’Ente Fucino che prevedeva il divieto per gli assegnatari di vendere le quote fino al pagamento dell’ultima rata. Un fenomeno, quello della speculazione sulle terre assegnate nel Fucino, che non trova riscontro in alcuno dei comprensori in cui la Riforma è stata attuata. E che ricorda tanto quello delle baracche, costruite dopo il terremoto del 1915. Superata l’emergenza, avrebbero dovuto essere abbattute. Invece le si è lasciate in piedi e per un secolo se n’è fatto un vergognoso commercio. Il fenomeno della compra-vendita delle terre assegnate, col tempo, divenne così preoccupante da spingere il senatore Vincenzo Bellisario, democristiano, a farsi promotore di una nuova legge. Entrata in vigore nel 1967, essa riduceva a 9 anni il periodo di riscatto, mettendo in condizione i coltivatori di accedere in tempi brevi alla proprietà effettiva della terra, e introduceva il principio dell’ereditarietà dei terreni. La legge Bellisario si proponeva di porre un argine al fenomeno della vendita illegale delle terre assegnate. Ma senza successo. Nove anni dopo, infatti, il senatore socialista Domenico Buccini, nel presentare un disegno di legge, osservava: «Si sono verificati numerosi casi di assegnatari i quali, dopo avere illegalmente alienato le proprie quote, hanno provocato giudizi per far dichiarare nulle tali cessioni e poter così rivendere le stesse quote ad altri incauti acquirenti a un prezzo quintuplicato rispetto a quello realizzato con la prima alienazione». Una nuova legge del 1976, oltre a ribadire il “riservato dominio” dell’Ente sui terreni assegnati, fino al pagamento della 15esima annualità, disponeva che i terreni «possono essere alienati esclusivamente all'Ente che ha disposto l’assegnazione, a coltivatori diretti o ad altri manuali e abituali coltivatori, secondo norme fissate da una legge regionale».

L’Abruzzo, al contrario di altre Regioni, ci ha impiegato 40 anni per varare una legge. Nel 1996, all’Ente Fucino subentrò l’Arssa, che avrebbe dovuto «espletare le residue funzioni di riforma fondiaria». Nel Fucino, però, l’auspicato riordino della proprietà fondiaria è rimasto nel libro dei sogni. Il 14 ottobre, la Regione, alla quale dal 2011 sono state trasferite le competenze dell’Arssa, ha approvato una legge per mettere alle strette gli agricoltori del Fucino: o dimostrano di avere i requisiti per essere proprietari e pagano quanto dovuto, oppure il fondo ritorna nella disponibilità della Regione che lo venderà a prezzo di mercato. Da una sommaria stima il valore dei terreni alienabili si aggira su un milione e 130mila euro.

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