Fuga di notizie, poliziotto condannato

Confermata la sentenza della Corte d’Appello: diede informazioni riservate a un imputato di infiltrazioni malavitose
L’AQUILA. La Corte di Cassazione ha definito due casi giudiziari che riguardano poliziotti imputati in un procedimento satellite al “caso Di Tella”, ovvero un processo per estorsione e intermediazione illecita, reclutamento e sfruttamento di diversi operai provenienti, secondo i magistrati, da ambienti vicini ai Casalesi. L’importante processo va avanti a passo di lumaca. Il principale imputato, Alfonso Di Tella, che si è sempre dichiarato innocente, è deceduto tre anni fa.
La Cassazione, nello scorso ottobre, ma la notizia è stata appresa soltanto di recente, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato per conto del poliziotto Daniele Palumbo, il quale era accusato solo di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico (articolo 615 ter del Codice penale). Egli, in sostanza, avrebbe fornito informazioni riservate a Di Tella, che gliele aveva chieste, circa l’esistenza di un’indagine sul suo conto. In primo e in secondo grado fu condannato a due anni ma con i benefìci di legge. Il ricorso, come emerge dagli atti della Cassazione, pur a fronte di 5 motivi di censura, è infondato non essendovi, tra l’altro, violazioni di norme processuali.
Era più grave la posizione dell’altro imputato, Maurizio Ciancarella, ora in pensione, al quale, però, la Cassazione, nello scorso luglio, aveva cancellato il reato di peculato d’uso pur restando in piedi solo l’accusa dell’accesso abusivo a un sistema informatico.
L’imputato, difeso dagli avvocato Ernesto e Massimiliano Venta, dovrebbe comparire davanti a una nuova Corte di Appello, quella di Perugia, per rideterminare la pena al ribasso (gli erano stati inflitti due anni con i benefìci), ma il caso è virtualmente prescritto anche perché il prossimo verdetto di secondo grado potrebbe essere di nuovo impugnato in Cassazione.
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