Furbetti del cartellino, in cinque nei guai

Avviso di conclusione indagini nei confronti dei dipendenti dell’Università indagati per assenteismo
L’AQUILA. Passa alla Corte dei Conti, affinché valuti l’aspetto erariale, e quantifichi l’ammontare del danno, il fascicolo che vede cinque dipendenti dell’Università indagati per assenteismo. Si tratta di Angelo Gaudieri, Maria Paola Colatei, Luca Testa, Lucia Pandolfi, ex sindaco di Montereale, e Francesco Bizzarri, ai quali il pubblico ministero ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Tutti sono indagati per il reato di truffa ai danni dello Stato, aggravata dalla continuazione, in relazione a episodi che sarebbero avvenuti nell’arco di tempo compreso tra gennaio e marzo 2017. L’indagine, affidata ai carabinieri del nucleo operativo, coordinato dal capitano Francesco Nacca, ha preso le mosse proprio all’inizio dell’anno, dopo una segnalazione giunta agli uffici. L’Università, che ha collaborato con gli investigatori, è parte lesa. Settimane di pedinamenti, appostamenti, controlli incrociati, hanno portato la Procura del capoluogo a chiudere l’indagine e a iscrivere i cinque sul registro degli indagati, in base a posizioni diversificate. Secondo la Procura, Testa, inquadrato nella categoria Ep (elevate professionalità) e coordinatore dei laboratori didattici, nel periodo tra il 16 gennaio e il 16 marzo si sarebbe assentato per 302 ore; Gaudieri, area tecnico-scientifica e assegnato al dipartimento di Scienze, si sarebbe allontanato ingiustificatamente per 80 ore; Colatei, incaricata di svolgere supporto alle attività didattiche a neuropsichiatria infantile per 58, Pandolfi (Centro trapianti) per 7 ore e Bizzarri, assegnato al dipartimento di scienze cliniche applicate, per 19. Sempre secondo le risultanze investigative, in base alle quali il pubblico ministero ha ritenuto di non poter chiedere l’archiviazione, i cinque «con artifizi e raggiri consistiti nel far risultare la loro ininterrotta presenza in servizio e sul posto di lavoro, secondo gli orari registrati mediante timbratura del badge, inducevano in errore l'amministrazione nella contabilizzazione della retribuzione». In sostanza, le ore effettive di presenza non corrispondevano a quelle registrate.
L’andazzo, secondo gli investigatori, si sarebbe protratto per diversi giorni durante i quali gli indagati, «allontanandosi dal posto di lavoro per recarsi in altri luoghi decentrati, impegnavano l'orario lavorativo per svolgere attività professionali e personali».(red.aq.)
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