Galadini: il terremoto non è ancora finito

29 Settembre 2018

In tanti all’Ingv di piazza Duomo. Il responsabile: la sicurezza è nel costruito. Sulmona zona a rischio

L’AQUILA. «A quasi dieci anni dal sisma del 2009, non è ancora possibile rassicurare gli aquilani, perché ci troviamo in un territorio tra quelli caratterizzati da più elevata pericolosità sismica nell’ambito nazionale, con numerose faglie in grado di generare terremoti al di sopra della soglia del danno».
È perentorio il responsabile della sede aquilana dell’Ingv Fabrizio Galadini, ieri nello stand dell’Istituto in piazza Duomo per la Notte dei ricercatori: uno dei punti informativi maggiormente visitati dagli aquilani. «Ci sono molte faglie intorno all’Aquila e non è un caso che questo territorio sia classificato come zona 1 dal punto di vista della pericolosità sismica», continua Galadini, che precisa: «Stare tranquilli dal punto di vista dello scuotimento non è possibile, stare tranquilli per gli effetti, dipende dalle caratteristiche degli edifici in cui viviamo, in cui lavoriamo e soprattutto dalla bontà della ricostruzione».
Insomma, «prevenzione e attenzione per la qualità del costruito» prima di tutto. «Quello del 2009 è un normale processo sismico che via via va estinguendosi, è stata una sequenza lunghissima con decine e decine di migliaia di terremoti che hanno interessato dal 2016 anche un settore poco a Nord dell’Aquila. Non si può però dire che sia ancora estinto». In questi giorni, tuttavia, l’attenzione è volta ad altre aree. «Se c’è stato il tormentone estivo del terremoto del Molise» spiega il responsabile, «è di questa notte il terremoto al largo della costa calabrese, di magnitudo 4.0 e una profondità di 11 chilometri. Si colloca in una zona nota per essere sismicamente attiva, una zona 2 dal punto di vista della pericolosità». Ma anche altre zone d’Abruzzo sono monitorate dall’Ingv. «Sulmona è collocata in zona 1», continua Galadini. «È una zona ad elevata pericolosità sismica, la cui storia è nota: il terremoto del 1706 ha lasciato un segno indelebile, come quello del 1703 all’Aquila, con un impatto enorme sulla città e anche sugli altri centri abitati della Valle Peligna»”. Prevedere i terremoti è fantascienza? «No», secondo il responsabile Ingv. «C’è un filone di ricerca che si dedica con forza ed entusiasmo alla previsione dei terremoti. Quindi è scienza. Ma definire in maniera deterministica il momento e il luogo esatto di un terremoto è ancora impossibile».(m.c.)
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