Gallese: sull’interporto 25 anni di silenzi

L’ex presidente del Soccorso alpino: l’area è enorme e potrebbe servire alla Protezione civile e ai prodotti d’eccellenza
AVEZZANO. Sul Centro smistamento merci della Marsica, la mega-struttura alle porte di Avezzano, messa in cantiere un quarto di secolo fa e costata 40 milioni di euro di fondi pubblici, che doveva dare linfa vitale allo sviluppo del territorio, è sceso nuovamente il silenzio.
A cinque mesi dal flop del bando varato dalla giunta regionale guidata da Luciano D’Alfonso, quattro dalla visita del successore, Marco Marsilio, unitamente al capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, e alla vicepresidente nazionale della Cri, Maria Teresa Letta, l’ex consigliere comunale ed ex presidente del Soccorso alpino, Gianfranco Gallese, riaccende i riflettori su quella storia infinita dell’interporto, che rischia di trasformarsi in «una cattedrale nel deserto. È tempo che la politica si assuma la responsabilità di decidere qual è il futuro dell’interporto. Visto che il vecchio bando per la gestione è andato deserto, mentre una parte della struttura è occupata da mezzi, attrezzature e personale del soccorso sin dal devastante terremoto dell’Aquila», sostiene Gallese, «la Regione dovrebbe scoprire le carte. Qui, in questa terra ballerina del Centro Italia, la mission perfetta per il Centro merci sarebbe quella di diventare il presidio logistico per la Protezione civile e di formazione del personale, in grado di assolvere, in caso di necessità, anche al coordinamento delle migliori energie del volontariato utile, quindi, sia in tempi di emergenza, che di tranquillità». Gallese, quindi, esorta il governo di centrodestra a prendere in mano la situazione e mettere nero su bianco, anche in formula mista, la destinazione finale dell’interporto, dove la Protezione civile vuole spostare il polo logistico della capitale. «Considerata la grandezza del Centro smistamento merci», conclude Gallese, «sarebbe ipotizzabile anche un utilizzo multiplo, con una zona destinata al presidio del soccorso, l’altra allo stoccaggio e alla distribuzione delle produzioni agricole d’eccellenza del Fucino. A 25 anni dalla messa in cantiere di quel progetto, è tempo di chiudere la partita dell’affidamento, visto che l’area non utilizzata mostra già pesanti segni di degrado». Urge, quindi, una decisione per spingere l’interporto verso l’operatività. La struttura occupa un’area di 450mila metri quadrati, con una palazzina direzionale, dieci capannoni prefabbricati, un piazzale con viabilità interna, ubicata in una posizione strategica con collegamenti viari (autostrada, ex superstrada del Liri) e ferroviari (Roma-Pescara), inaugurata più volte.
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