Gare pilotate, interrogatori al via: primario e funzionari dal giudice

27 Agosto 2023

Il chirurgo vascolare Bafile e gli amministrativi della Asl D’Amico e Fruttaldo saranno sentiti domani Indagati per l’appalto dei neurotrasmettitori, il gip li ha sospesi dal lavoro per «rischio di reiterazione»

L’AQUILA. Il primario del San Salvatore e i due funzionari della Asl aquilana finiti nella bufera, potranno difendersi e chiedere la revoca della sospensione dal lavoro. Si terranno domani, infatti, gli interrogatori di garanzia del chirurgo vascolare Gennaro Bafile e degli amministrativi Michela D’Amico e Carlo Fruttaldo. Di sicuro parlerà e si difenderà quest’ultimo: il suo avvocato Antonio Carugno ha già annunciato la presentazione di istanza di revoca della misura cautelare imposta dal giudice delle indagini preliminari.
I tre sono indagati per la vicenda della gara appalto da quasi un milione e mezzo di euro per l’acquisto di neurotrasmettitori midollari, il cui bando, secondo le accuse, sarebbe stato «cucito su misura» di un’azienda specifica. Il bando è stato poi annullato dalla Asl, ma i tre sono finiti nel registro degli indagati per il reato di turbata libertà degli incanti. Con loro inizialmente c’erano altri due indagati: si tratta del dirigente Paolo Spaziani, che lo è ancora ma a piede libero, mentre la posizione dell’altro dipendente Asl sarebbe stata stralciata.
Per Bafile, D’Amico e Fruttaldo, invece, il gip Christian Corbi ha ordinato anche la sospensione dal servizio visti «i gravi indizi di colpevolezza» e per «il rischio di reiterazione del reato».
Per lo stesso appalto, Bafile è accusato anche di falso ideologico. Mentre per un’altra vicenda è accusato di concussione: secondo il gip, che nell’ordinanza cita le intercettazioni telefoniche, il primario ha minacciato una multinazionale che realizza protesi aortiche. Non le avrebbe fatto più ottenere forniture per l’ospedale San Salvatore se avesse modificato la scaletta di interventi previsti in un congresso medico organizzato all’Aquila.
Se per il giudice tutti e tre hanno mostrato «una concezione personalistica dei fondi pubblici» e «una certa scaltrezza e competenza nella materia degli appalti pubblici connessi alla sanità pubblica», su Bafile aggiunge che «ritiene di essere il deus ex machina degli appalti della Asl e di poter liberamente disporre degli esiti degli stessi a proprio piacimento, in spregio alla normativa sull’evidenza pubblica».
Per la funzionaria Michela D’Amico, invece, si tratta del secondo procedimento penale nel suo ruolo di Responsabile unico del procedimento negli appalti della Asl. Per la vicenda dell’affidamento della pulizia negli ospedali della provincia dell’Aquila è stata oggetto, dopo l’indagine, della richiesta di rinvio a giudizio con le accuse di abuso d’ufficio, falso ideologico e calunnia. Nei giorni scorsi D’Amico si è dimessa dal ruolo di assessore comunale a Castel di Sangro.
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